Flanerí

Cinema

Come sparire completamente

Film cileni che potrebbero essere bellissimi

di Francesco Vannutelli / 17 luglio

Uno dei vantaggi delle piattaforme di streaming è che permettono di accedere con relativa facilità a film provenienti da ogni angolo del mondo altrimenti poco visibili. Netflix ha da poco aggiunto al catalogo Nessuno sa che io sono qui, esordio alla regia del cileno Gaspar Antillo.

Un film piccolo, destinato al circuito dei festival e a un po’ di curiosità della stampa per l’attore protagonista: Jorge Garcia, l’Hugo “Hurley” Reyes della serie tv di culto Lost. A fare da produttore e garante per Antillo c’è Pablo Larraín, uno dei più importanti autori del cinema cileno contemporaneo.

È proprio nei confronti di Larraín che Antillo dimostra un debito estetico piuttosto evidente, ma l’opera prima del regista trentasettenne dimostra già una consapevolezza di idee e di stile da tenere d’occhio.

La storia racconta di Memo, ex bambino dalla voce d’oro oggi allevatore di pecore in compagnia di uno zio in una zona sperduta del Cile. La sua possibilità di una vita diversa è stata spazzata via quando un’etichetta discografica ha deciso di usare la sua voce per lanciare la carriera di un’altra giovanissima stella. Memo è stato relegato dietro le quinte, mentre le sue canzoni vendevano milioni di copie. Il Memo adulto vive isolato, pieno di rimpianti per il passato e di sogni mai realizzati.

Nessuno sa che io sono qui parte da uno spunto narrativo di grande suggestione. Antillo ha scritto il film insieme a Enrique Videla e Josefina Fernandez con un focus tutto riservato a Memo. L’ex baby prodigio è il centro totale del film, intorno a cui gravita tutto. È la sua emotività a spingere il film, la sua voglia di riscatto per un passato che gli ha negato un presente diverso.

Jorge Garcia, a dieci anni dalla fine di Lost, indovina il ruolo della vita, con un’interpretazione carica di empatia, solo apparentemente dimessa.

Gaspar Antillo è probabilmente destinato a diventare un nome nel giro del cinema d’autore. Con Nessuno sa che io sono qui dimostra già una maturità da regista molto pronunciata, che non a caso gli è valsa il premio come miglior esordiente al Tribeca Film Festival. Tutto il film si regge su un rapporto attento tra il corpo di Memo e lo spazio che lo circonda. Nella vastità del Cile meridionale, l’immensità di laghi e foreste offre l’ambiente ideale per sparire e non farsi trovare.

Peccato però che la scrittura non riesca ad assecondare l’ottima idea di partenza e finisca per farsi sopraffare dalla semplice suggestione delle immagini. C’è un difetto di evoluzione dei personaggi che penalizza Nessuno sa che io sono qui, così come una certa incertezza nel gestire i flashback e i momenti onirici.

Il film rimane, però, un ottimo esordio, che senza Netflix sarebbe stato destinato a una serie di passaggi per festival internazionali fino a un relativo oblio. Sarebbe stato un peccato, perché Antillo può diventare un nuovo nome importante di un cinema vitale e interessante come quello cileno.

(Nessuno sa che io sono qui, di Gaspar Antillo, 2020, drammatico, 91’)

LA CRITICA - VOTO 6,5/10

Esordio interessante per il regista cileno Gaspar Antillo, con il potenziale per diventare un nome nuovo nel cinema cileno come Pablo Larraín e Sebastián Lelio.