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Musica

Giorgio Poi si conferma con Gommapiuma

L'ultimo album del musicista di Novara

di Luigi Ippoliti / 8 dicembre

Giorgio Poi è il pioniere di un itpop sofisticato e credibile che non è mai accaduto. Il suo terzo album, “Gommapiuma“, lo conferma. Cambia qualcosa, oggi, nell’approccio, ma si può dire che i Phoenix ci avevano visto lungo portandoselo in tour nel 2018.

In Fa niente e Smog, la psichedelia pop/rock stile Demarco e per estensione Tame Impala andava a mischiarsi con melodie e sensazioni alla Battisti. “Gommapiuma” si lascia alle spalle certe suggestioni  e gira in maniera più canonica, meno sperimentale, più incentrato sulla scrittura di canzoni in senso lato. Non è un caso che uno dei brani più significativi, “Bloody Mary“, veda la collaborazione di una come Elisa, in un pezzo che non si perde nel nulla come in “Vivere tutte le vite” fatto con Carl Brave, ma che invece risulta plausibile e in equilibrio tra due mondi solo teoricamente distanti.

Qui sta la bravura di Poi: il non calcare goffamente una certa strada, stagnandosi, rischiando di fare del manierismo semplice e facilmente decifrabile. La sua voce sottile caratterizza i brani, li prende e li fa suoi, li definisce e gli dà spessore.  Anche la sua assenza in “Gommapiuma“, dove il sax disegna traiettorie immaginifiche e potenti, ne conferma la qualità, in un gioco più ampio di pieni e di vuoti.

I testi sono come sempre micromondi, lenti di ingrandimento, piccole storie buffe con cui è difficile non empatizzare, immagini insignificanti che svelano mondi (“Davanti a noi l’enigma delle tasche negli accappatoi”, “Rococò“), che perfezionano la ricerca poetica di Calcutta. Giorgio Poi si conferma estremamente sensibile nel captare sensazioni quotidiane e a inserirle in quella matassa impossibile da sbrogliare che è la vita, le relazioni interpersonali, il capire, i capirsi e il farsi capire dagli altri.

I brani sono otto per trenta minuti di album. Breve, brevissimo. Denso, intelligente. Spicca l’interpretazione di “Barzellette“, la capacità di raccontare dei flash e a farne un universo; la storia d’amore ambientata al supermercato in, appunto, “Supermercato”,  e bisogna capire se è cambiata la simbologia di questi luoghi con la pandemia: “Zombie al Carrefour” dei Coma Cose e “Carrefour Express” di Ditonellapiaga possono essere delle spie; “Bloody Mary” e la voce di Elisa, che si incastra con naturalezza con quella aliena di Poi; “I pomeriggi“, dove viene gettata luce sulle ombre delle cose; “Rococò“, che suona come un piccolo classico italiano di questo decennio agli inizi. In generale, spicca la semplicità con cui sembra esser stato costruito “Gommapiuma“, e come esca dalle cuffie, il che non può che confermare un lavoro coerente e iper ragionato.

Giorgio Poi, in questo dicembre 2021, si conferma un artista di spessore.

 

LA CRITICA - VOTO 7/10

“Gommapiuma” è l’esempio di come si possa scrivere un bell’album pop senza dover strizzare l’occhio a certe tendenze in maniera smaccata.