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Cinema

[Amarcord] “Il pasto nudo” di David Cronenberg

di Francesco Vannutelli / 15 ottobre

Tangeri, 1957. Jack Kerouac e Allen Ginsberg entrano in un appartamento buio e polveroso. Dalle imposte accostate entra prepotente il fragore della qasbah e la luce arancione del tramonto. I due si fanno largo a fatica nella confusione generale. Nell’aria viziata è forte l’odore oleoso del majoun che ha intriso la spessa carta da parati. Sul tavolino basso, davanti al divano, cucchiaini anneriti aspettano solo di sciogliere altra morfina mentre siringhe stremate giacciono sparse ovunque. Seduto allo scrittoio, chino sulla macchina da scrivere a battere con due dita a ritmo crescente, c’è William S. Burroughs. Il pavimento è un mare di fogli di carta riempiti di caratteri neri. Ci si leggono frasi sconnesse sull’agente Lee e un dottore, sulla carne nera e su luoghi lontani di nome Annexia e Interzona. Ginsbeg e Kerouac raccolgono alcuni dei fogli, li leggono, si guardano e sorridono. Quell’insieme di appunti sparsi e al limite del delirio diventerà nel 1959 Pasto nudo, massimo capolavoro sperimentale di Burroughs e punto di svolta della letteratura mondiale, romanzo privo di consequenzialità logica tra un capitolo e l’altro, strutturato interamente sulla base della tecnica narrativa del cut-up che lascia al lettore, nell’intenzione dell’autore, la libertà di scegliere l’ordine in cui leggere le varie parti del libro.
Osteggiato dalle autorità statunitensi per i contenuti osceni e scandalosi caratterizzati da descrizioni crude di violenza, droga e omosessualità, il romanzo ha colpito immediatamente pubblico e critica per la sua visionaria carica immaginifica, per la sua capacità di creare un mondo nuovo, incomprensibile ma attraente come un magnete.
La potenza allucinata del romanzo ha stimolato la fantasia di numerosi registi per trovare un modo di rappresentare sullo schermo quel delirio libero che è la massa del libro. Già nei primi anni ’60 il regista inglese Antony Balch, autore sperimentale attivo nel cinema horror che già aveva collaborato con Burroughs in due progetti, iniziò a lavorare a una sceneggiatura, immaginandone una trasposizione con inserti musicali. Il protagonista designato per il ruolo dell’Agente Lee doveva essere Mick Jagger, il leader dei Rolling Stones, ma nei primi anni ’70 il progetto si fermò prima dell’inizio delle riprese per incomprensioni tra il regista e la rockstar.
Altri progetti vennero abbandonati in fase di scrittura: il libro era considerato non realizzabile al cinema.
Quando David Cronenberg decise di iniziare a lavorare a una sua trasposizione prese una decisione fondamentale: la materia del romanzo sarebbe stata un semplice elemento tra gli altri, una parte di una trama più ampia che avrebbe abbracciato altre opere e la vita di Burroughs.
È nato così, nel 1991, Il pasto nudo, versione libera e personale di Cronenberg che mescola finzione e realtà in un susseguirsi di allucinazioni e riferimenti biografici.
Il film si apre negli Stati Uniti dove William Lee (Paul Weller), aspirante scrittore che lavora come disinfestatore, si inietta in compagnia della moglie Joan (Judy Davis) il veleno che adopera per uccidere gli scarafaggi. In preda ad allucinazioni, riceve da un insetto gigante l’ordine di eliminare sua moglie, agente di un’agenzia segreta di nome Interzone Incorporated. Ignorando l’allucinazione finisce comunque per eliminare Joan al termine di un drammatico gioco alla “Guglielmo Tell”: un bicchiere, una pistola, un piccolo errore di mira e la donna cade al suolo con un buco in fronte, il bicchiere, intero, che rotola via (Burroughs uccise davvero la sua seconda moglie Joan Vollmer cercando di emulare il balestriere svizzero). Contattato nuovamente dagli insetti, Lee accetta di fuggire verso Tangeri alla ricerca dell’Interzona. Una volta in Marocco, Lee si ritroverà coinvolto in un’intricata vicenda di spionaggio intergalattico, tra macchine da scrivere che si mangiano a vicenda e alieni umanoidi che secernono sieri allucinogeni dalla testa, mentre una donna, uguale in tutto e per tutto a Joan, gli fornirà la chiave, attraverso la scrittura, per entrare nel mondo di Annexia, ultima tappa della sua missione.
Intricato miscuglio di fantascienza, spionaggio e biopic, il film di Cronenberg colpisce per la carica visiva delle immagini più che per la trama. Supportato dalla fotografia del fedele Peter Suchitzky e dalla colonna sonora inquietantemente venata di jazz di Howard Shore, il regista canadese mette in scena la potenza sconvolgente della droga, veicolo di viaggi allucinanti che stravolgono la percezione di sé e del mondo circostante. William Lee non distingue più il reale dal delirio. Inizialmente spaventato dalle proprie allucinazioni, finisce per cercarle in continuazione per avere conferme del proprio agire. E dai dialoghi stravolti che Lee intrattiene con la macchina da scrivere, che si muta in insetto prima e in alieno lattiginoso poi, emerge la vera trama del film: una ricerca sulla scrittura come ossessione e malattia, come unico linguaggio puro della coscienza ma anche come esercizio doloroso che porta Lee a sacrifici e alla distruzione di sé e di tutto ciò che ha intorno.

(Il pasto nudo, regia di David Cronenberg, 1991, fantascienza, 115’)