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“Soprattutto l’anguria”, regia di Massimiliano Civica

di Francesco Bove / 17 gennaio

Massimiliano Civica si confronta, dopo il suo viaggio personale nei classici, con un testo contemporaneo di Armando Pirozzi, giovane drammaturgo napoletano, dai tratti surreali e grotteschi.

Un monologo/dialogo tra due fratelli, uno muto, riservato e assorto nel proprio mondo, e l’altro logorroico e invadente. Si ritrovano a causa di un evento familiare dal sapore tragicomico, che vede come protagonista il proprio padre caduto in una trance irreversibile durante una sua fase di meditazione in India. Il dialogo/monologo, condotto in maniera serrata da uno dei due e subito in silenzio dall’altro,  avviene in una casa immersa nella giungla e va a costruire un testo stratificato che si avvale della forte presenza scenica dei due attori. Da questo flusso incontrollato di parole, vengono fuori ricordi, racconti, aneddoti personali. Ma il lavoro di Civica e Pirozzi è contraddittorio, e ha il suo punto di forza e debolezza proprio nel testo che, se da un lato appare veloce, surreale e divertente, dall’altro finisce per perdersi proprio nei suoi meccanismi e nei suoi nodi lasciandosi sempre più alle spalle il vero intento dell’autore, cioè di raccontare il «complicato tentativo di un uomo di ristabilire un dialogo col proprio fratello».

La continua ricerca di tempi comici cadenzati, che per certi versi richiamano quelli di Zelig di Woody Allen, fa soffermare lo spettatore più sull’ingegneria del testo che sul resto.

La regia è precisa ed essenziale, Civica sa valorizzare i silenzi dell’uno e il flusso verbale dell’altro, detta tempi precisi ma il testo finisce per perdersi dietro riflessioni spinte troppo al limite del paradosso. C’è, quindi, una prevalenza dell’effetto comico sul dramma individuale e l’autore non dà strumenti per interpretare il senso di vuoto che affligge il fratello silenzioso. Il testo di Pirozzi osa ma non si sbilancia mai, sembra quasi beckettiano nella parte iniziale ma poi comincia a girare a vuoto, mostra gli ingranaggi e, pur divertendo, non si impone e non stupisce.

Ottima la prova dei due attori, Diego Sepe e Luca Zacchini, posti dal regista come ai due lati di una immaginaria corda tesa, ma Soprattutto l’anguria, pur essendo tecnicamente una buona prova di teatro, non riesce a essere altro.

 

Soprattutto l’anguria
di
Armando Pirozzi
regia di Massimiliano Civica
con Diego Sepe e Luca Zacchini