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Cinema

[LostInTranslation] “Brief Interviews with Hideous Men” di John Krasinski

di Luigi Ippoliti / 27 marzo

Brief Interviews with Hideous Men (2009), è l’unica regia dell’attore della serie The Office John Krasinski, nonché l’unico film (finora) tratto dall’opera di David Foster Wallace, la raccolta di racconti del 1999 Brevi interviste con uomini schifosi.

Sara Quinn (Julianne Nicholson) è una studentessa di antropologia uscita da una lunga storia d’amore senza che il fidanzato (lo stesso John Krasinski) le abbia dato particolari giustificazioni. Decide quindi di provare a darsi una spiegazione cercando di capire cosa pensano gli uomini, cosa muove le loro scelte, e decide così di intervistarne un po’ per un proprio studio.

Nel tentativo di costruire una trama comprensibile lungo la quale poter far emergere in qualche modo lo sperimentalismo di Wallace, John Krasinski, anche autore della sceneggiatura, pensa alla storia di una giovane donna in crisi post separazione, che non si fida più di nessuno e che perversamente raduna un gruppo di uomini più o meno schifosi facendone delle cavie, deformando il tutto a un semplicistico “cosa vogliono le donne/cosa sono le donne”, sfruttando un certo qualunquismo da comico generalista – i due ragazzi che commentano cosa sta accadendo con del sarcasmo un po’ patinato – inventando la protagonista stessa: nel racconto abbiamo solo una D, nel film una ragazza con un passato, delle ambizioni, delle emozioni. Stravolgendo l’idea di Wallace, capovolgendola, ma senza le dovute precauzioni, Krasinski si chiude da solo in un vicolo cieco, non solo incapace di uscirne, ma senza alcun apparente motivo a giustificare perché si trovi lì. Il racconto di Wallace ha come punto cardine l’osservazione distaccata e sarcastica – tipicamente wallaciana – dell’attitudine egoistica di gran parte degli uomini (in senso più ampio è possibile traslare il concetto all’essere umano in generale) nel rapporto diretto e indiretto nei confronti della donna – meschinità, sudiciume, bassezza, opportunismo, ipocrisia – senza mai sfiorare la retorica spicciola che un tema simile potrebbe generare. Ad esempio, gente che «ha l’egoismo di essere generosa», arrivando a livelli di auto referenzialità subdola e iper narcisista fatta passare per altruismo.

Krasinski, all’opposto, decide di costruire una trama appetibile e un po’ furba sul punto di vista della donna, e la strizzata d’occhio nel capovolgere la questione finisce per definire una commedia sentimentale mascherata da cinema d’autore. È un chiaro esempio, Brief Interviews with Hideous Men, di come uno stesso tema possa sprigionare una forza diversa a seconda di chi lo sta trattando.

Tutto ciò che non riguarda quel che è stato preso direttamente dal racconto (le interviste vere e proprie) risulta inutile. Andare a colmare i vuoti lasciati appositamente da Wallace, cercare di plasmare una realtà che esiste, ma solo nella capacità dello scrittore americano di costruirla omettendola, è stato un tentativo andato a vuoto.

Un film dimenticabile e pretenzioso. Che può al massimo funzionare come monito per altri registi nel momento in cui dovessero decidere di trasporre un’opera di Wallace su pellicola.

 

(Brief Interviews with Hideous Men, di John Krasinski, 2009, drammatico, 80’)