Buon compleanno Rebecca

Nuova trasposizione di Netflix del celebre film di Hitchcock

di / 27 novembre 2020

Poster Rebecca

Ottant’anni fa usciva nelle sale Rebecca – La prima moglie di Alfred Hitchcock. Oggi, che la pandemia ha fatto chiudere i cinema, e le piattaforme on demand sono di gran moda, Netflix celebra questo compleanno con una nuova versione (firmata da Ben Wheatley) del celebre film. Per essere più precisi, Rebecca è in realtà un rifacimento moderno dell’omonimo romanzo firmato da Daphne du Maurier nel 1938, da cui Orson Welles trasse nello stesso anno un adattamento radiofonico per il programma Mercury Theatre On the Air in onda sull’emittente CBS. Un libro, dunque, particolarmente adatto a essere trasposto in una sceneggiatura: dopo Hitchcock il soggetto venne ripreso dalla televisione, che ne produsse due pellicole (una statunitense del 1962 e una trasmessa dalla BBC nel 1979), uno sceneggiato italiano (1969) e due miniserie (una versione inglese del 1997 e una italiana nel 2008).

In questa sua nuova veste firmata Netflix, la storia si rilegge in una chiave più calda rispetto al bianco e nero di Hitchcock, che ne amplificò la resa un po’ gotica di cui era (in parte) intriso il romanzo. La Rebecca del 2020 riprende infatti le tinte rosa del libro, narrando la storia d’amore di due protagonisti belli e liberi che riescono a rimanere uniti nonostante i segreti legati a un precedente matrimonio. Per questo, le due parti del film sono perfettamente equilibrate, diversamente da come fu nella prima trasposizione cinematografica.

Hitchcock accennò molti elementi (come l’incontro e il matrimonio fra i due a Monte Carlo), preferendo sottolineare l’assenza di una figura, Rebecca, che poi dà il nome al film. Perché la storia, in verità, sta tutta nel vuoto lasciato dalla prima moglie, Rebecca appunto, che continua a padroneggiare con le mille iniziali di cui ha riempito Manderley, la grande casa padronale. Non è un caso che Hitchcock abbia lasciato quell’appellativo nel titolo del film, La prima moglie: rinunciarvi, infatti, potrebbe condurre a una rischiosa confusione di campi, spingendoci a far coincidere (almeno nella prima parte del film di Wheatley) il nome “Rebecca” con l’attrice protagonista. In realtà, lei un nome non ce l’ha perché non deve essere il centro della storia. È Rebecca, invece, pur essendo senza corpo e senza volto, a incombere sulla storia con forza e prepotenza. In Hitchcock tutto questo è evidentissimo, fin dall’inizio del film: Rebecca (e Manderley che ne rappresenta la creatura perfetta) stanno al centro; la seconda moglie è soltanto la narratrice secondaria di una storia che si scioglie davanti ai suoi occhi. 

La nuova trasposizione proposta da Ben Wheatley è dunque tutt’altro film: una storia, ben equilibrata nella narrazione, di due amanti che si scelgono per amore, e di una donna che, pur essendo la seconda moglie in ordine cronologico, riesce a superare la prima in onestà e dedizione verso il marito. Lei è la vera protagonista, non la Rebecca di Alfred Hitchcock, che qui è soltanto una presenza lontana negli incubi della notte. Due figure femminili, quindi, rese in maniera completamente diversa dalla macchina da presa: se ottant’anni fa Rebecca era prepotente anche da morta, ora si trasforma in una presenza alquanto labile e lontana, incapace di spuntarla contro la donna che ha preso il suo posto. Ecco allora che, pur mantenendo l’originale caratterizzazione dei personaggi, attraverso una differente andatura della narrazione filmica, una storia come quella di Rebecca – La prima moglie può farci notare le mille sfumature che possono nascondersi dietro una storia.

(Rebecca, di Ben Wheatley, 2020, thriller, 121’)

 

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LA CRITICA

Netflix celebra Hitchcock con una nuova versione di Rebecca, meno gotica e più rosa, certamente lineare nella conduzione della storia, ma meno potente rispetto al film del grande maestro del brivido.

VOTO

6/10

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