Intervista a Lorenzo Pavolini, autore di “Accanto alla tigre”

di / 27 maggio 2010

Piove. Come spesso accade in questo maggio atipico. Nella sala Kodak della Casa del Cinema, oggi, alle sette circa Lorenzo Pavolini inizia a parlare del suo romanzo. Lo introduce con una battuta ironica, perché l’argomento trattato non è leggero, tutt’altro. È un romanzo in cui Pavolini  si confronta con Pavolini, il nipote indaga sul nonno, mai conosciuto, l’intellettuale si confronta con il politico, un italiano oggi si interroga sul suo passato. Lo scandaglia, il passato dell’Italia, lo mette in vetrina dopo averne analizzato molti dettagli. Il passato di un uomo, o meglio la storia della sua famiglia, è anche la storia dell’Italia. Di quell’Italia che era fascista, ma che ha anche appeso i fascisti a testa in giù a piazzale Loreto. Lorenzo Pavolini è nipote di Alessandro Pavolini, gerarca fascista.

È stata spontanea, istintiva la decisione di scrivere un romanzo sulla storia di suo nonno?

No, non è stata istintiva, ma pensata a lungo, negli anni. Anzi, inizialmente ero restio ad affrontare questo argomento. È stato un momento storico difficile, imbarazzante. Ci ho messo molto tempo a scrivere questo romanzo. Ma tante persone mi chiedevano di mio nonno, e il libro è stata una reazione a queste frequenti domande.

C’è l’utopia, la speranza di affrontare un nuovo capitolo della nostra complicata memoria storica?

La mia intenzione non era quella di mettere in discussione la memoria storica, sono passati sessantacinque anni dalla guerra e quel contesto storico è abbastanza distante per definirlo. Per cercare di capirlo.

Accanto alla tigre affronta un tema delicato, in parte personale:il processo di scrittura è stato doloroso?

Ho dovuto vincere un grosso imbarazzo, l’argomento mi metteva a disagio, prima. Ho scritto con senso di responsabilità, cercando di essere delicato con gli interlocutori ma soprattutto verso i miei familiari.

Accanto a Lorenzo Pavolini (già autore dei romanzi Senza rivoluzione ed Essere pronto e redattore della rivista “Nuovi Argomenti”), ci sono gli attori Filippo Nigro e Rolando Ravello, che dopo la presentazione dell’autore leggono brani tratti dal romanzo.

Fuori la pioggia cessa. Esce il sole. Mario Desiati, direttore editoriale della Fandango, invita i presenti a un brindisi, per il nuovo romanzo di punta della Fandango, candidato al premio Strega e vincitore del premio Mondello.

Brindiamo, perché il passato è ormai alle spalle

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