Intervista a Massimo Maugeri - parte seconda

di / 10 giugno 2010

 

Il tuo romanzo ''Identità distorte'', come dicevi, affronta la modernità e l'identità dell'uomo in questa epoca. Ecco. Il filosofo Umberto Galimberti sostiene che togliendo la parola Dio dal Medioevo non capiremmo quell'epoca, e che, invece, togliendo le parole denaro e tecnologia non capiremmo la nostra. Tu…

Credo che le parole di Galimberti siano condivisibili. Anche se, a mio modo di vedere, la parola denaro si potrebbe abbinare a qualunque epoca dell'esperienza umana… e la parola Dio è una delle più strumentalizzate di tutti i tempi. Certo, la nostra epoca è fortemente caratterizzata – nel bene e nel male – dall'evoluzione dei processi tecnologici. Ma anche, di riflesso, dalla velocità con cui avvengono certe trasformazioni. Stiamo vivendo in groppa a un secolo fortemente accelerato, compresso e complesso. Non è facile provare a prenderne le misure.

Perché gli scrittori americani oggi hanno tanto successo in Italia?

Non solo gli scrittori americani, ma – di recente – anche quelli spagnoli e nordeuropei. Difficile rispondere. Forse perché, al di là di questioni meramente stilistiche, hanno saputo raccogliere meglio di altri l'eredità della grande tradizione romanzesca dell'Ottocento e del Novecento. Forse perché il loro modo di scrivere storie ha una impostazione più biblica, più a largo respiro, rispetto al nostro modo di raccontare.

L'ISTAT ci dice che nel 2010 in Italia i lettori sono aumentati, arrivando a circa 25 milioni. Un commentino…

Che le campagne promozionali a favore della lettura stiano cominciando a dare frutti? Incrociamo le dita e speriamo che la crescita continui.

Il Salone del Libro di Torino è la piú grande manifestazione italiana del settore. Cosa ne pensi? Pro e contra, eh…

Il Salone del Libro di Torino è la piú grande manifestazione italiana del settore, su questo non c'è dubbio. È la più grande occasione d'incontro tra scrittori e lettori… e non solo. È un luogo che offre la possibilità di partecipare a seminari e conferenze di altissimo livello culturale e letterarie… ad alta concentrazione spazio-temporale. Il Salone offre anche la possibilità, ai lettori più arguti, di scovare vere e proprie chicche in mezzo agli stand. Mi riferisco ai libri prodotti dalla piccola editoria di qualità che sarebbero difficilmente reperibili nella libreria sottocasa. Lì al Salone c'è la possibilità di prenderli in mano, annusarli, sfogliarli, leggere qualche brano… per poi decidere di acquistarli.

Il principale aspetto negativo, per quanto mi riguarda, è l'enorme caos delle giornate di picco. A volte si prova una sensazione di ottundimento, quasi… determinato anche dal continuo brusio. E poi rimane la sensazione che il Lingotto non sia più sufficiente, dal punto di vista logistico, a ospitare una manifestazione così imponente destinata – a quanto pare – a crescere ulteriormente.

Letteratitudine. Pro e contra. Sinceramente.

Ti rispondo sinceramente. Letteratitudine, per me, è una sorta di miracolo bellissimo e faticoso al tempo stesso. Come ho detto e scritto in altre circostanza, questoblogè nato nel settembre del 2006, dalla semplice esigenza di trovare qualcuno con cui discutere di libri e letteratura rimanendo in casa. E dunque nasce proprio da un mio desiderio di comunicazione. Peraltro non è un caso che il blog abbia visto la luce quasi contestualmente alla nascita della mia secondogenita. Perché, appunto, avevo deciso di rimanere il più possibile in casa anche per via delle bimbe piccole.

Così creai questo blog… uno tra i milioni di blog nati in Italia. Certo, allora non avrei mai potuto immaginare che avrebbe avuto questo successo.

L’ho definito sin da subito come open-blog perché nasce proprio con l'idea dell'apertura, dello scambio e della condivisione. Per questo considero “Letteratitudine” il mio blog, ma anche il nostro blog. Il blog di tutti coloro che vi scrivono. E mi riferisco anche, e soprattutto, ai commentatori/frequentatori, che sono la vera anima del sito. Sono loro a renderlo bello e speciale. Per me la vera "fortuna" e forza di questo blog è proprio questa: avere frequentatori/commentatori di altissimo livello che condividono con me la passione per i libri e la letteratura. Ne nascono dibattiti a volte anche accesi, ma che non scadono nell'offesa o in commenti irrispettosi per persone o opinioni.

Io cerco il più possibile di essere una sorta di “medium invisibile”… nel senso che il mio sforzo è quello di creare un’occasione di scambio evitando di imporre la mia opinione. Per me il massimo è gustarmi una discussione che si sviluppa in maniera interessante senza che ci sia il bisogno dei miei interventi volti ad animarla e a moderarla. Ecco, quando capita così… provo una grande soddisfazione letteratitudiniana.

Ma al di là di questo, avverto la necessità – non solo mia – di ritrovarsi in un “luogo” dover poter esporre – e potersi esporre – in maniera serena. Inoltre questi confronti, incentrati sempre sui libri (e che stimolano alla lettura dei libri), spingono altresì a sviluppare e a mantenere allenata la propria capacità critica. Anche di questo credo che, oggi, ce ne sia tanto bisogno.

E poi le sorprese piacevoli non mancano mai. Come qualche mese fa, per esempio… quando una radio nazionale australiana mi contattò per un’intervista radiofonica: ulteriore conferma che ci sono tantissime comunità di italiani (e italianisti) sparsi nel mondo che seguono Letteratitudine. Quell’intervista radiofonica non la dimenticherò mai… anche per via dell’appuntamento telefonico, fissato alle 7 del mattino per ragioni di fuso orario.

Ovviamente tutto questo ha anche un prezzo. Ed è la grande fatica quotidiana che affronto per mandare avanti il blog, il lavoro enorme svolto dietro le quinte, l’impegno costante nel risolvere sul nascere eventuali situazioni di conflitto (il rischio è sempre dietro l’angolo) che possono sorgere tra commentatori e che, a volte, mi causano anche un grande sforzo emotivo. Insomma, un grande dispendio di tempo ed energia (a volte mi dico che senza Letteratitudine avrei al mio attivo almeno altri tre romanzi). Ma credo che ne valga assolutamente la pena.

Immagine contro letteratura. Quale delle due ha la testa piú ''dura''? (Libero di dire pazzie).

Immagine e letteratura hanno entrambe la testa durissima. In egual misura, direi. E sono strettamente legate. Derivano, entrambe, dall'esigenza di comunicare. Ed entrambe si prestano a trasfigurazioni artistiche. E poi, da un certo punto di vista, hanno anche un'origine comune. Penso ai geroglifici, per esempio: i segni pittorici che compongono il sistema di scrittura utilizzato dagli antichi Egizi. I geroglifici non sono altro che una forma di letteratura basata sull'immagine.

Se immaginiamo una competizione sportiva tra immagine e letteratura, secondo me finisce pari. E senza tempi supplementari da giocare.

Poesia, per finire. Io sostengo l'indispensabilità di un ritorno alle forme metriche classiche italiane e alla tecnica esecutiva, con l'uso, seppur moderno e personalizzato, della sillabazione, della retorica, della prosodia e della stilistica – che, ricordo, anche un gran contestatore come Giuseppe Parini usò nel ''Giorno'' per massacrare i nobili settecenteschi: raffinatissimo ma tremendo, il Parini. Cosa ne pensi? Torneremo a rime, allitterazioni, iperboli eccetera? Sarebbe buono per la poesia italiana?

Io ho un'idea molto classica della poesia. Se penso alla poesia mi viene subito in mente Dante. Penso pure che metrica, rima e quant'altro ce l'abbiamo tutti nel sangue (più o meno consapevolmente). Tale patrimonio genetico/letterario esce fuori anche in contesti ludici. Mi viene in mente il primo Letteratitudine book award (una specie di gioco/parodia di premio letterario che mi sono inventato sul blog), dove la competizione finalizzata a promuovere il libro preferito – da far vincere nel gioco – si svolse a suon di rime simildantesche.

Lascio il link per chi volesse dare un'occhiata:

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2008/03/12/eleggiamo-il-libro-dellanno-2007/).

Insomma… a chi è contro le rime sono pronto a rispondere per le rime.

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