“Metastasi”: va di moda la ‘Ndrangheta

di / 13 dicembre 2010

Il libro Metastasi di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli (editore “Chiarelettere”), riporta le rivelazioni del pentito Giuseppe Di Bella, per un quarto di secolo al servizio del boss Trovato.

“Io al 99% verrò ucciso.” afferma Di Bella, con buona pace dei fessi che sostenevano che i libri fornissero solo occasione di evasione dalla realtà. Ma non c’è solo Metastasi. Da segnalare, in tema, anche questi titoli: A Milano comanda la ‘Ndrangheta (editore “Ponte alle Grazie”, di Davide Carlucci e Giuseppe Caruso), il quale evidenzia come, pur in presenza di arresti e inchieste, i politici del nord preferiscono spostare l’attenzione su banali vicende legate a rom o prostitute; ’Ndrangheta padana (“Rubbettino”, di Enzo Ciconte) che la descrive come l’unica organizzazione criminale con sedi a Reggio Calabria e… Milano; Fratelli di sangue (“Mondadori”, di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso) che promette la mappa delle cosche presenti sul territorio italiano; Primo sangue (“BUR” di Aldo Pecora) dove si racconta, col contributo della figlia Rosanna, la vicenda dell’esecuzione del giudice Antonino Scopelliti, avvenuta nel 1991, ma anche il patto tra Mafia e ‘Ndrangheta, che diede inizio alla cosiddetta stagione delle stragi.

Devo rilevare che il mercato editoriale mostra sempre maggiore interesse per atmosfere alla Mario Puzo (Il siciliano). Ma evidentemente questo proliferare di libri a tema è un segno dei tempi e delle logiche di mercato. È innegabile che soddisfano la curiosità morbosa di lettori cresciuti a narrativa Pulp. Lettori che amano “danzare” con la morte e mescolare, pericolosamente, realtà e fantasia, finendo per confonderle, col rischio, paradossale, di esaltare/celebrare le “gesta” dei boss. Gli editori italiani se ne sono accorti e non mancheranno, nei prossimi mesi, di produrre opere e operelle sulle più varie associazioni a delinquere. Il pericolo è quello di restituire ai lettori/cittadini un’immagine troppo negativa di una nazione che ha mille problematiche, ma che non sembra ridotta, nei fatti, al punto di non avere spazio per la speranza in un futuro diverso. Almeno quella, la speranza, lasciatecela.

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