“Dopodomani è un giorno migliore” di Sandro Fallica

di / 23 aprile 2011

Ci sono dei rischi quotidiani che un vero critico letterario sa di dover correre. Uno di questi consiste nel pericolo di imbattersi in pluricitati bestseller, veri e propri pilastri delle classifiche dei libri più venduti, e non riuscire a scacciare la tentazione del “ponziopilatismo”, rivelandosi, cioè, incapace di prendere una posizione netta di critica nei confronti di testi abominevoli, privi del ben che minimo valore letterario e culturale, atti al presunto intrattenimento visivo.
Dopodomani è un giorno migliore, romanzo d’esordio del quarantaquattrenne Sandro Fallica, edito dalla giovane casa editrice milanese Bassa Pressione, entra di diritto in quella tipologia di romanzi sopracitati che, senza una spiegazione logica o reale, riescono ad ottenere un successo di pubblico da record, mettendo in crisi anche il lettore più integerrimo.
La trama di questo libro sconvolge per la sua semplicità. Tutto ruota attorno al personaggio di Umberto, trentenne dell’hinterland milanese che, in seguito ad una delusione amorosa, decide di ricominciare una nuova vita lontano dal proprio paese. Barcellona sembra essere la città ideale per la rinascita. L’incontro con Jesus, vecchio hobo dal consiglio facile, e, soprattutto, il nuovo amore per Consuelo, giovane ragazza madre, amica dell’anziano vagabondo, faranno trovare ad Umberto il coraggio di «iniziare davvero a camminare lungo il sentiero dei folli felici ed essere compreso finalmente da chi vive in pace su questa terra». La creazione di una comunità di nuovi hippy in cui «tutti si amano e vivono insieme» sarà la realizzazione finale di una «felicità possibile, ma che in pochi sanno cogliere, affidandosi completamente al prossimo».
Il linguaggio elementare e lo stile ondivago spesso incoerenti tra loro, la miriade di metafore semplicistiche di cui fa uso l’autore e l’ironia retorica pressoché ripetitiva e insistente, ci presentano questo libro come una sorta di ibrido, una via di mezzo tra l’irritante banalizzazione dell’esperienza umana tipica dei romanzi di Fabio Volo e di Marco Pincio e la filosofia all’acqua di rosa di cui sono intrise le storie raccontate dal brasiliano Paolo Coelho o dal turco Hakan Sükürik. Le citazioni colte di interi passi tratti dal Bagavadgita e dal Tao Te Ching, assolutamente fuori contesto e incoerenti con il registro narrativo scelto da Fallica, confermano ulteriormente l’impressioni che ci si trovi dinnanzi ad una storia priva di coerenza letteraria.
Dopodomani è un giorno migliore appare, dunque, come un evidente tentativo di unire assieme più filoni narrativi di diverso registro unicamente per far presa sul pubblico amante delle letture dozzinali e di facile fruibilità. Un tentativo che, a quanto pare, sembra premiare, ancora una volta inspiegabilmente la banalità dell’ovvio e dello scontato: apparso nelle librerie di tutta Italia poco più di due settimane fa, il libro è giunto già alla sua quarta ristampa e sembra non volersi fermare.
Non resta, allora, che sperare in un rinsavimento del lettore medio affinché certi romanzi, invece di affollare le librerie di tutta Italia, rimangano, invenduti, ad occupare i magazzini di case editrici che tanto puntano sulla quantità di copie vendute a discapito della qualità culturale del prodotto librario.

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