“Faust” di Aleksandr Sokurov

di / 6 dicembre 2011

Faust, di Aleksandr Sokurov, è liberamente tratto dall'opera omonima di Goethe. Il protagonista è un medico che si interroga in merito alla natura dell'anima umana e la propria brama di conoscenza lo porterà a scendere a patti con una strana creatura diabolica.

Faust si trova così a vagare per le strade come una sorta di fantasma, accompagnato dal demone che lo aiuterà non a trovare risposte in merito al destino degli uomini dopo la morte, bensì a soddisfare desideri decisamente più terreni, come la fame e la passione.

Il film è incentrato sul tema della morte, che diviene il motore delle vicende del protagonista, ogni scena contiene in sé degli elementi inquietanti: malati trattati come cavie da laboratorio, cadaveri smembrati o ammassati sui carri; il tutto messo in evidenza da inquadrature volutamente deformate e da una luce fredda che enfatizza il carattere cupo della vicenda. Il racconto si sviluppa attraverso toni spesso dissacranti, come dissacrante è il comportamento del diavolo che profana luoghi di culto e immagini sacre, assumendo l'atteggiamento di un bambino dispettoso più che di un personaggio temibile. 

I personaggi messi in scena dal regista appaiono surreali e si muovono sulla scena in modo caotico, tanto da ricordare, a volte, le anime descritte da Dante in alcuni canti dell'Inferno.

I dialoghi rispecchiano la natura dei personaggi, che sembrano quasi parlarsi addosso in un concitato scambio di battute. Nei dialoghi tra Faust e il demonio traspare l'ansia del protagonista di vedere appagati i propri desideri, ma anche il senso di ansia, sempre più evidente quanto più cresce la consapevolezza del proprio destino.

Il film non lascia molto alla speranza, il personaggio di Faust, costretto a vagare senza meta, crea una sorta di angoscia nello spettatore, che a tratti si smarrisce nella vicenda, descritta dall'autore senza tralasciare il minimo dettaglio.

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