Amore (a qualcuno piace parallelo)

di / 16 dicembre 2011

Prendo un uovo e lo rompo. Probabilmente doveva essere un uovo molto particolare, qualche neutrino del tuorlo deve essersi scontrato con qualche altro neutrino della chiara, ed è lì che è cominciato un nuovo universo.
Non l’ho notato subito, soltanto dopo. Il frigo è viola. Invece il frigo che vedo ogni mattina è blu. E le mattonelle della cucina sono completamente bianche, invece le mattonelle che vedo ogni mattina sono di un caldo colore arancio. Rimango perplesso ad osservare il frigo.
Quando era accaduto? Possibile che Laura non mi avesse detto nulla del frigo nuovo? O lo aveva fatto solo riverniciare? No, impossibile. Nessuna riverniciatura, avrei sentito l’odore. E poi è perfetto, nuovo, e anche i maniglioni, a ben guardare, sono differenti.
Ne avrei immediatamente parlato con lei, non appena si fosse svegliata. «Cara, avevamo un frigo blu, ora è viola», le avrei detto. Mi stropiccio gli occhi. Il frigo continua ad essere viola. Poi faccio la mia prima azione razionale: decido di aprirlo.
È stato come se le cose all’interno del frigo fossero anch’esse diventate color viola, diverse. Da quando in qua in casa si beve il latte scremato? Erano anni che si beveva il latte intero. E cos’è questo penetrante odore di formaggio? Pecorino romano? Ma se Laura è allergica al pecorino romano! E le birre? Nessuno ha mai bevuto una birra tra quelle pareti.
Già, le pareti… Cosa ci fa la riproduzione di Marilyn Monroe nuda sopra il televisore? Le domande iniziano ad affollarsi. Nulla è come prima. I manicotti delle pentole, il numero delle posate, gli ingredienti stivati nella credenza, le dimensioni dei piatti, il lampadario a forma di stella che pendeva dal soffitto, il numero dei cassetti, le dimensioni dei fornelli…
«Sei già sveglio?» mi volto d’improvviso. Una strana sensazione ha preceduto i sensi dell’udito e della vista. Una ragazza bionda vestita soltanto dei propri capelli lunghi avanza verso di me e fa per baciarmi. «Prepari la colazione tesoro?»
La scanso. «E tu chi sei?»
Rimane interdetta per qualche istante, poi riprende a sorridermi.
«Hai voglia di giocare» e di nuovo tenta di abbracciami.
«Ma chi diavolo sei? Tu non sei Laura, dov’è Laura? E questa non è la mia cucina. Anzi questa non è decisamente la mia casa» urlo e mi allontano da lei.
«Ma che ti prende?»
«Dimmi dove sono, e dov’è Laura?»
«Forse è stata una notte troppo focosa per te? Non pensavo di averti sconvolto a tal punto!» replica lei continuando a giocare, portandosi una mano sul pube. «Se non ricordi chi sei, posso sempre trovare un modo per farti tornare la memoria!» salta e si avvinghia a me, si struscia, cerca di baciarmi, lotto e infine mi divincolo e mi porto dall’altra parte della stanza.
Alzo il dito indice e lo punto contro di lei: «Cosa sta succedendo?»
Forse deve aver notato qualcosa nella mia espressione, perché anche lei cambia improvvisamente tono e con l’aria di chi è preoccupata mi fa: «Caro, cosa ti sta succedendo? Davvero non mi riconosci? Oddio… chiamo un medico…» E comincia a digitare un numero sul cellulare.
Glielo tolgo di mano, gridando: «Questo non è il mio telefono, non è il nostro telefono, mio e di Laura. E io… io non sono malato, sto bene», ma comincio a non crederci nemmeno io. Forse sono in preda alle allucinazioni, ma ricordo di aver letto da qualche parte che chi è in preda alle allucinazioni non ne è consapevole.
Tutto precipita. Lei urla. Tutto ruota intorno a me. Millenni di frigoriferi e di telefoni e di posate. Marilyn Monroe ride, ride sguaiatamente dal suo immenso poster.
L’uovo cade nel pentolino. Mi volto. Il frigo è blu. Lo apro. Niente pecorino romano. Il latte è intero. Niente Marilyn Monroe. Tutto sembra essere tornato alla normalità. Attraverso le stanze e il corridoio, arrivo in camera da letto.
Una ragazza bruna sta ancora dormendo sotto le lenzuola, mezza svestita.
«Laura?»
Lei si agita e continua a sonnecchiare, con la voce impastata di sonno mi risponde: «Lasciami dormire».
Sorrido, rassicurato. Torno in cucina. Basta con le colazioni al bacon. Getto via l’uovo. Meglio un caffellatte. Inizio a prepararlo. Tutto sembra essere tornato alla normalità.
Mentre aspetto mangio un biscotto. Poi sputo, ho qualcosa in bocca. Tiro con un dito. Alla luce è un capello. Un lungo capello biondo.
«Sei già sveglio?» mi volto e una ragazza bionda, nuda, avanza verso di me.

 Mariano Macale fa parte degli autori del blog di scrittura Vongole & Merluzzi.

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