“Melancolia della resistenza” di László Krasznahorkai

di / 10 ottobre 2013

«Sembrava che perfino l’aria fosse cambiata, nelle su eterne composizioni […], come se il principio sconosciuto che manda avanti il mondo all’improvviso fosse rimasto senza forze».

La catastrofe non è mai un evento singolo. Si preannuncia subdola in piccoli episodi isolati, nell’atmosfera che diventa sempre più densa e cupa anche se le cause rimangono oscure. Melanconia della resistenza (Zandonai, 2013) di László Krasznahorkai – uno degli autori ungheresi più tradotti e premiati nel mondo –sin dai primi paragrafi preannuncia un qualcosa di sinistro, di inarrestabile, che si sviluppa anche sul piano della scrittura: in paragrafi senza fine (che nulla tolgono alla bellezza delle complesse frasi) con scarsa punteggiatura, e nell’atmosfera che il racconto crea: un lento ma inevitabile progresso verso la tragedia con tanto di accenni surreali e apocalittici.

Il disagio della signora Plumf, che a causa di un inspiegabile (come si riveleranno poi anche gli altri avvenimenti che accadono nel piccolo villaggio ungherese) arresto e collasso della rete ferroviaria si trova costretta di viaggiare in mezzo a gentaglia la cui sola presenza offende le sue buone maniere e educazione, è solo la prima delle situazioni – esposte in una narrazione quasi paranoica – apparentemente innocue che però provocano nel lettore presagi negativi. Pagina dopo pagina, Krasznahorkai accumula descrizioni dense di questo stato di degrado universale, della decomposizione e della natura corrotta senza la promessa che le cause verranno chiarite.

Il romanzo (che Béla Tarr, grande regista ungherese nel 2000 ha portato sul grande schermo ne Le armonie di Werckmeister) racconta la storia di una cittadina ungherese che riceve un’insolita visita: uno strano e inquietante circo itinerante la cui attrazione principale sono i resti di una balena gigantesca. È il pieno inverno nel piccolo paese ai piedi dei Carpazi e intorno al circo iniziano a crearsi delle aspettative: si spera che segni la fine di una lunga serie di tragedie che continuano a colpire il vilaggio – «misteriose tragedie familiari, l’aumento dei disastri ferroviari, lo strano comportamento degli animali». In realtà, accadrà proprio il contrario.

Oltre alla signora Plumf, anche altri personaggi rimangono ognuno a modo suo sconcertati dall’insolita visita che scatenerà una serie di ulteriori eventi inspiegabili. Ci sono Valuska – personaggio semplice e di buon cuore, che suscita un’immediata simpatia –, e il suo amico Estzer, vecchio intellettuale e pessimista, «personaggio molto stimato dalla collettività» e ossessionato dal desiderio di trovare un accordo perfetto e naturale al pianoforte. Il signor Estzer più di tutti si impegnerà a scavare nel significato dei sinistri cambiamenti che avvengono nella cittadina dopo l’arrivo del grottesco circo. C’è poi la signora Estzer, che si trova in opposizione sia al marito sia a Valuska: energica, pratica, ma allo stesso tempo brutale e arbitraria. Non di minore importanza, la figura del Principe, che semina nichilismo e violenza tra gli abitanti del paese in una frenesia di disordini e uccisioni, e un assurdo Movimento per la Pulizia e l’Ordine che rischia di sottomettere la città.

Il testo, denso di allusione e metafore, potrebbe essere percepito anche come un discorso politico che mira a condannare tutte le forme di totalitarismo e un sudbolo ma ben mirato meccanismo di imporre paura e obbedienza.


(László Krasznahorkai, Melancolia della resistenza, trad. di Dora Mészàros e Bruno Ventavoli, Zandonai, 2013, pp. 368, euro 18)

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