“Masticando umani” di Santiago Nazarian

di / 3 febbraio 2014

Santiago Nazarian, classe 1977, è stato a più riprese e da più autorevoli voci definito uno dei più promettenti scrittori brasiliani. I suoi sette romanzi infatti gli sono valsi numerosi e prestigiosi premi letterari e hanno permesso alla sua scrittura di essere fruita anche fuori dal suo paese d’origine. Masticando umani (La Linea, 2013), quarto romanzo dell’autore, è il primo libro di Nazarian tradotto in Italia.

Il romanzo racconta le vicende di un coccodrillo che dopo una felice infanzia vissuta in natura, decide di trasferirsi in città; spinto dalla tipica curiosità giovanile e da un certo grado di imprudenza, il feroce rettile approda nella rete fognaria di una città metropolitana. Qui l’animale è costretto a confrontarsi con le miserie della vita nei bassifondi, a interagire con i disgraziati abitanti di quell’ambiente insalubre e a calibrare ogni suo atteggiamento alternando il suo istinto di predatore a una certa disposizione al compromesso.

Dopo le avventure del sottosuolo, il coccodrillo subisce un ulteriore, traumatico trasferimento: viene infatti reclutato da una stramba università come docente di Razionalità; l’ambiente accademico però si rivela ancora più insopportabile della vita nella fogna, a causa delle restrizioni etiche a cui l’istinto animale deve necessariamente piegarsi. Abbandonata anche questa difficile situazione, il rettile decide di ritirarsi, di nascondersi in un motel e di coltivare la sua più alta aspirazione: diventare uno scrittore di successo.

Il romanzo infatti è scritto in prima persona, è il protagonista stesso che racconta le sue vicende e lo fa cosciente della sua stravagante abilità di potersi esprimere attraverso il linguaggio degli esseri umani. La sua duplice capacità di comprendere l’umanità quanto il mondo animale, permette al coccodrillo di assumere una forte posizione critica sull’uno e sull’altro; ovviamente l’espediente si traduce in un’attenta analisi delle dinamiche della società moderna. La fogna è il simbolo della vita ai margini, della povertà materiale e di spirito, del vizio, della paura, degli abusi e delle problematiche sociali. L’università è invece il simbolo della vita rispettabile, che nasconde però troppe ipocrisie: quella intellettuale, quella della ricchezza, della generosità. Un ambiente istituzionale a rappresentare una vita civile che, tanto quanto quella primitiva, impone limiti e restrizioni, difficoltà e poche soddisfazioni da conquistare con sudore.

L’espediente narrativo di un animale parlante e che scrive le sue memorie condiziona la scorrevolezza linguistica, spesso compromettendo l’attenzione durante la lettura; lo stesso espediente inoltre costringe l’autore a una costruzione farsesca delle situazioni e di tutto l’impianto narrativo del romanzo. Ciò che ne deriva è però assolutamente coerente con le sottili critiche a una società ambigua e con un’enigmatica visione dei sentimenti, delle passioni e degli impulsi umani.


(Santiago Nazarian, Masticando umani, trad. di Angela Masotti, La Linea, 2013, pp. 199, euro 15)

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