“Il sonnambulo” di Valerio Aiolli

di / 19 maggio 2014

Un salto indietro nel tempo di vent’anni, un ritorno alla vituperata Prima Repubblica, ai suoi vizi e alla sua corruzione: con Il sonnambulo (Gaffi, 2014) Aiolli ci porta indietro verso alcuni degli anni più dibattuti della storia italiana.

Il romanzo narra di due amici, Leonardo e Corrado, che, dopo essere cresciuti insieme, dopo essersi persi e dopo essersi ritrovati, raggiungono i vertici della Alutec, una società di proprietà statale, proprio quando lo Stato sembra essere l’istituzione più fragile di quei primi anni Novanta che, con le loro tinte sbiadite, la loro corruzione e la loro incertezza, fanno da sfondo alle vicende narrate. “Narrate”, forse, è un’esagerazione: il libro ci colpisce, infatti, per la quasi-assenza di narrazione, per il fatto che potrebbe essere definito da una sola parola, “attesa”. In effetti, sia Leonardo sia Corrado attendono una nomina alle poltrone più alte della società in cui lavorano; le loro mogli attendono un cambiamento nelle loro vite, consolandosi, nel mentre, con storie di sesso più o meno occasionale che le lascia non del tutto soddisfatte; Monica, l’amante di Leonardo, invece, ha vissuto nell’attesa che lui si decidesse finalmente a diventare a tutti gli effetti il suo compagno, ma se lo vede rubare dall’ultima arrivata, Carla, che impareremo a conoscere durante la lettura e che scopriremo essere un personaggio a sua volta in attesa, in attesa questa volta di un colpo di scena preparato con cura.

La figura di Leonardo sembra di particolare interesse e risulta molto ben definita, figlia del suo tempo o, per essere ancora più precisi, rappresentativa di quel particolare momento storico: scolorita dal trascorrere del tempo, delusa dalla vita che gli ha negato un figlio o una figlia, attaccata al denaro e facilmente corruttibile. In mezzo allo scandalo Mani Pulite, non riesce a comprendere a fondo la rivoluzione e il cambiamento radicali che la società italiana è sul punto di subire e sta effettivamente subendo, e si presta così a una mera prosecuzione delle attività illecite della Prima Repubblica, alla cieca dedizione al partito, alla troppo tardiva conversione a un controllo dei conti e del denaro sporco che lo inghiottirà e avrà in breve la meglio su di lui. Lui, che non è che un sonnambulo, come recita il titolo. Riferendosi ai difficili anni Novanta, e paragonandoli a quelli del terrorismo, infatti, Aiolli dice di Leonardo che «mentre il terrorismo non lo aveva riguardato […], oggi sentiva di essere una parte del gioco. Una parte magari periferica, poco importante, di un gioco cui aveva però partecipato in prima persona, e non per seguire un qualsiasi tipo di sogno, ma con l’automatismo e l’irresponsabilità di un sonnambulo, capace di camminare su un cornicione e di non ricordare niente al risveglio». L’errore sarà proprio quello di risvegliarsi. Troppo tardi, o forse troppo presto, ma pur sempre di risvegliarsi.

Il presente e il passato narrativo si intrecciano continuamente nelle pagine del libro, mostrando un mondo che vuole cambiare e definirsi diverso, senza riuscirci. Col cosiddetto senno di poi, anche noi lettori possiamo individuare nel romanzo una specie di attitudine gattopardiana a causa della quale tutto sembra cambiare, senza poi farlo veramente. Il mondo che ci viene presentato si avvicina molto a una critica del Paese contemporaneo, dove ha la meglio, purtroppo per Leonardo, chi ha più soldi, meno scrupoli, e più fegato; per il risentimento, specie se tardivo, non c’è spazio. È sempre il protagonista a scoprirlo per noi, suo malgrado, nelle ultimissime righe del libro, dove la freddezza con cui Aiolli chiude il sipario sul suo romanzo non può lasciarci indifferenti, soprattutto per la piega inattesa presa dai fatti.

(Valerio Aiolli, Il sonnambulo, Gaffi, 2014, pp. 253, euro 15,90)

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