“Lui sa perché” di Carolina Cutolo e Sergio Garufi

Riverenze e genuflessioni della narrativa italiana

di / 4 marzo 2015

Concepire un libriccino che esamina e cataloga il fenomeno dei ringraziamenti a fine libro nella narrativa italiana degli ultimi vent’anni può risultare di per sé superfluo o quantomeno fine a se stesso, poiché leggere un dovuto riconoscimento per qualcosa di scritto, che molto probabilmente non abbiamo ancora preso in considerazione, non fa che aumentare l’indifferenza verso vita, opere e future pubblicazioni dell’autore di quelle parole.

Raramente il lettore, anche il più masochista determinato a portare a termine perfino l’agognato testo che ha odiato dalle prime righe, sceglierebbe deliberatamente di acquistare un prodotto formato esclusivamente dalle sacrificabili pagine finali dove dimorano i riguardi, sconosciuti ai più, dello scrittore pubblicato.

Il libro in questione dal titolo Lui sa perché (Isbn Edizioni, 2014), infatti, non è altro che un elenco di omaggi a qualsiasi persona o cosa da parte di autori più o meno famosi che hanno realizzato il sogno di vedere la propria creatura spiccare tra gli scaffali di una libreria, confezionato con una prefazione di Stefano Bartezzaghi e un contributo di Umberto Eco che nulla tolgono né aggiungono al prodotto finale.

Non si sa quando questo fenomeno del grazie a tutti i costi abbia incominciato a diffondersi e a farsi passaggio obbligatorio da compiere prima della definitiva chiusura del libro, quando la formalità di infilare nella riverente lista la diffusissima formula del “lui sa perché” (ma noi no quindi a che serve?) sia diventata così necessaria per l’autore da non poter essere felicemente omessa e più di tutto quando si è reso doveroso classificare e rilegare in un unico libro tutto questo materiale fatto di nomi sparsi e circostanze vaghe.

La genialità di questo testo, però, sta proprio nella capacità di catalogazione di tali ringraziamenti da parte di Carolina Cutolo e Sergio Garufi e soprattutto degli autori che li hanno firmati, dal tolemaico che «usa l’espressione della riconoscenza quasi adombrando il ringraziato-satellite e anzi ponendo decisamente se stesso (e le proprie virtù) sotto i riflettori», al più stravagante che utilizza lo spazio bianco per magnificare la propria originalità, «e pazienza se il risultato di questo sforzo di eccentricità è un groviglio macchinoso, una paccottiglia indigesta, un concentrato illeggibile di stravaganza: è lo scotto da pagare per distinguersi».

Ne viene fuori un libro che sradica dal loro habitat originale tutte le forme di debito ad amici, parenti, animali e personaggi famosi vivi e morti, mettendo in evidenza i commenti oleosi, le trovate ingegnose, le contraddizioni e le rivincite personali che rendono queste somme personalità letterarie un po’ più umane con un risultato irrimediabilmente ironico.

«Lo so, non se ne può più degli autori che alla fine dei loro libri riempiono pagine su pagine per ringraziare colui o colei che ha fatto nascere la scintilla dell’idea per il romanzo, passando dalla bibliotecaria che li ha assistiti amorevolmente al gatto che si è sistemato sulle loro gambe nelle lunghe notti insonni trascorse al computer, per finire poi, immancabilmente, con i ringraziamenti a moglie, marito, compagno, compagna senza il cui appoggio e la cui comprensione queste pagine eccetera eccetera. Ma mettetevi nei miei panni». Bruno Arpaia, L’energia del vuoto, Guanda, 2011.

(Carolina Cutolo/Sergio Garufi, Lui sa perché, ISBN Edizioni, 2014, pp. 204, euro 14)

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LA CRITICA

Un vero e proprio contenuto da criticare non esiste, le riconoscenze a fatti e persone realmente esistiti sono monotematiche e ripetitive ma il nome di Umberto Eco in copertina fa la sua bella figura.

VOTO

5/10

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