“Tutti gli altri” di Francesca Matteoni

Un complesso insieme di ricordi tra sogno e realtà

di / 29 aprile 2015

Leggere Tutti gli altri (Tunué, 2014), esordio di Francesca Matteoni, non è cosa semplice. Sembra infatti che l’autrice abbia impegnato le proprie forze arzigogolando immagini e periodi che obbligano il lettore a leggere il testo più e più volte, prima di abbandonare le righe che ormai avrà imparato a memoria e procedere col resto, convincendosi che forse nemmeno la stessa Matteoni fosse consapevole del messaggio da comunicare. Ma procediamo con ordine e capiamo che cosa sia Tutti gli altri.

Sicuramente un oggetto narrativo non identificato – ma non rientra nella New Italian Epic dei Wu Ming! – al confine tra racconto e romanzo: è un testo che accorpa cronologicamente più racconti che hanno per protagonista una stessa persona, prima bambina e poi ragazza. Se non ci fosse costei, che organizza sentiti funerali ad animali ritrovati morti davanti a sé, che si innamora di tossicodipendenti, che litiga con le ex fidanzate dei suoi compagni, che va in giro per l’Europa da Pistoia a Londra passando per la Finlandia, potremmo dire di avere davanti una raccolta di racconti, complici anche i titoli dei capitoli. I racconti sono tutti legati, frammenti di memoria che afferiscono a un grande mosaico che è la vita della protagonista. Si può dunque parlare di romanzo? Forse sì, come suggerisce anche il nome della collana che lo ospita.

Tutti gli altri è il tentativo di una donna di ripercorrere le tappe della propria esistenza, quasi a volerne fare un bilancio. Tutto viene proiettato in una dimensione fiabesca, in cui ci si trova sempre sulla soglia, in uno stato liminare, in cui il sogno si confonde con la realtà e la realtà si fa ricordo, a tratti nitido, a tratti sfuggente. Ciò che muove tutti gli altri è la morte, grande burattinaia che detta inesorabilmente le leggi del cosmo, cui tutti sottostanno, volenti – come Daniele, suicida che ha pianificato la sua fine in ogni minimo dettaglio – o nolenti – come Angela, la pazza che ospitava i gatti randagi in casa propria.

Il motore che permette la prosecuzione della narrazione è il viaggio, che conduce la protagonista da una città all’altra, da un bosco all’altro: dovendo descrivere questo romanzo come un colore, il verde gli starebbe a pennello (perfetta da questo punto di vista la copertina!), perché spesso gli ambienti in cui personaggi e avvenimenti prendono forma sono prati, pinete, boschi, che evidenziano la necessità di fuga dall’ordinario alla ricerca di una realtà incontaminata in cui riflettere.

Ogni scena è caratterizzata da lunghe pause narrative, in cui il senso non procede e si aprono lunghe digressioni. In cui si annidano complicate elucubrazioni. Qualche esempio: «Ti scrivo da quest’ultimo mese, in cui ci si raccoglie. Si accoglie il freddo, si strizzano gli occhi nel sole di ghiaccio: il vento taglia le bocche, indurito contro il pensiero». È bene riflettere sul significato dell’ultima frase. Fa freddo, il vento è gelido e «taglia» (nel senso che ferisce) le bocche. E fin qui non ci sarebbero dubbi. Ma quell’«indurito contro il pensiero» cosa cela? Il vento è gelido e tagliente non per il freddo ma per i pensieri della gente? Oppure si fa duro, come una corazza, per non accogliere i pensieri?

Ancora: «Se potessimo rivoltare questi luoghi come si fa con l’animale ucciso, privandolo della pelle dopo che il sangue è stato raccolto e buttato, sapremmo il niente di queste montagne, l’interno dove non c’è spreco di parole, tumefatte, impietrite e tutt’al più rantolate in qualche bestia tumulata, sapremmo l’orrore di essere deserti, disertati da tutto ciò che ci ostiniamo a trattenere». Aldilà dell’immagine che per qualcuno potrebbe essere raccapricciante, si capisce che metaforicamente le montagne sono fatte di niente, nemmeno di voce, per non sprecarla. Il complemento di luogo figurato, poi, che funzione semantica ha? Le parole vengono «rantolate» nella carcassa di un animale? Oppure muoiono come l’animale tumulato?

Tuttavia vanno riconosciuti alla Matteoni una vivace fantasia e un buon vocabolario.

(Francesca Matteoni, Tutti gli altri, Tunué, 2014, pp. 103, euro 9,90)

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LA CRITICA

Un voto di incoraggiamento a una scrittrice che forse ha qualcosa da dire. Deve solo trovare il modo… e le parole giuste.

VOTO

5/10

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