“L’appartamento”
di Mario Capello

di / 19 ottobre 2015

Dispiace non parlare bene di un romanzo. Ma a volte non se ne può fare a meno, benché il punto di vista di chi elabora un giudizio sia sempre estremamente soggettivo e idiosincrasico.

La scrittura, presente in questo testo, è così trasparante da scivolare via senza lasciare traccia. Fluisce, sì certo senza inciampi e ostacoli, e si dipana, sì certo senza garbugli e intrecci, e procede, sì certo senza fraintendimenti, però non soddisfa, come quando si beve un bicchiere d’acqua e non un calice di champagne millesimato.

La storia sembra ruotare intorno al rapporto tra realtà e letteratura. Almeno a me è sembrato.

Angelo, il protagonista, abbandona un lavoro nell’editoria per andare a vendere appartamenti: dall’astrattezza dei libri alla concretezza di una casa da proporre e da vendere.

L’incontro con Ferrero, un probabile acquirente che diventa amico di Angelo, reintroduce il tema della letteratura: Ferrero ha scritto un romanzo e lo propone in lettura ad Angelo. Ma, qui, nel romanzo di Ferrero, la fiction si mescola con una realtà fin troppo presente e difficile.

Il circolo si chiude: letteratura, realtà, letteratura più realtà. Una tesi, un’antitesi e una sintesi hegeliane? Rimane un senso di insoddisfazione nel lettore che attraversa la filigrana leggerissima del romanzo. Nel finale si profila una specie di piccola suspense. È sufficiente per dare forza al testo? Non credo.

Personaggi e scrittura hanno una loro invertebrata essenza, e anche il plot narrativo. Non mancano, poi, accenni a una qualche vita che Angelo ha vissuto, prima che comparisse nelle sue vesti di agente immobiliare. Una ex moglie e un figlio piccolo. Si intravede un disagio affettivo che Angelo sublima nell’incontro con Ferrero. Ferrero: un sostituto di padre? L’esistenza di Angelo si muove tra minuscole scelte. Angelo è un uomo dissanguato che non sa bene cosa cerca e se cerca.

Insomma… c’era bisogno di questo romanzo? Lo si legge e lo si dimentica con la medesima velocità.

I tentativi di dare riscatto alla scrittura naufragano in scelte del tipo: «I platani fremevano nella brezza […] come grandi sonagli», «macchiando la plastica di energia», «una piccola voragine di senso e di tempo», «le tapparelle abbassate come palpebre chiuse», «tatuato dentro nelle circonvoluzioni dei neuroni».

Non me ne voglia l’autore. Non ho trovato in L’appartamento né poesia, né dramma, né eccitazione. Amen.

 

(Mario Capello, L’appartamento, Tunué, 2015, pp. 144, euro 9,90)

  • condividi:

LA CRITICA

L’appartamento è un piccolo romanzo, nello stile di scrittura e nei contenuti che tratta. Lo si può leggere e non fa male. Non lo si può leggere e non si è perso niente di fondamentale.

VOTO

4,5/10

Comments

News

effe

“effe – Periodico di altre narratività” numero nove

“effe – Periodico di altre narratività” numero nove

Archivio