“Indirizzo: Unione Sovietica”
di Gian Piero Piretto

Una mappatura dell’Unione Sovietica a partire da venticinque luoghi esemplari

di / 2 dicembre 2015

Dopo La vita privata degli oggetti sovietici. 25 storie da un altro mondo, di tre anni fa, Gian Piero Piretto torna sull’Unione Sovietica con un volume ancora più bello del precedente: Indirizzo: Unione Sovietica (25 luoghi di un altro mondo). Il medesimo editore, Sironi, confeziona il viaggio dello studioso in un volume magnifico ricco di fotografie. Parliamo di viaggio perché – lo chiarisce bene la prefazione di Marco Belpoliti – la ricognizione di luoghi in qualche modo esemplari di ciò che fu l’Unione Sovietica è per forza di cose l’attraversamento di uno spazio, quello reale, ai limiti dell’allucinazione per quanto gigantesco, o al tutto mentale (l’uomo orizzontale che, spesso per contrasto,  aspira a un recesso circoscritto, ove magari fantasticare nella totale immobilità – Oblomov è nome che viene da sé).

Nella geografia che racchiude i confini di questo enorme paese, essi stessi sembrano inarrivabili – la lentezza obbligata di attraversamenti infiniti fa da contraltare la nevrosi febbrile della città, penserei alla Pietroburgo di Belyi – eppure custodiscono luoghi, chiusi o aperti, di singolare connotazione. Essa non può sfuggire alla peculiare determinazione politica di oltre mezzo secolo, ma il lettore, sulla scia del libro, è sollecitato alla ricerca di un’anima russa che persista come un’aura immarcescibile sotto i mutamenti della storia.

V’è di tutto nel libro di Piretto, luoghi pubblici e apparentemente privati: mercati colcosiani, ben più forniti e invitanti dei negozi di Stato, stazioni della metro, aeroporti, chiese, cimiteri, grandi magazzini, strade, cucine (prevalentemente «angoli-cottura» se si trattata di alloggi individuali, e spazi privilegiati di incontri), cortili e stanze (komnata) – gli unici spazi, le ultime, di faticosa intimità. Persone singole, o famiglie, «nell’ambito di un appartamento in coabitazione (kommunalka)» dovevano dividersi con altri tutto il resto. Gli altri erano per lo più perfetti sconosciuti tirati a forza negli spazi ricavati frazionando le ampie magioni borghesi e aristocratiche pre-rivoluzione. La Komnata dunque è un rifugio disperato, perché la riservatezza è messa a rischio di continuo, gli altri sono lì da presso, ne percepisci persino gli odori. Sì che l’uomo sovietico è costretto ad arrangiarsi con una privacy quasi impossibile. E a fare la coda per la cucina, o il bagno. La coda per i russi diventa una figura-chiave dell’esistenza. Lo testimonia, ricorda Piretto, non solo l’ampio interesse dimostrato negli anni da discipline quali la sociologia o l’economia, ma l’attenzione della stessa letteratura (vedasi il romanzo La coda, appunto, di Vladimir Sorokin). Quest’immagine così persuasiva e angosciante di una vita eterodiretta e controllata dall’alto, così vivida dell’uomo-massa, poteva essere persino causa di soddisfazione. Nel caso di una coda fuori da un negozio significava disponibilità di prodotti, e necessari – non, evidentemente, una corsa isterica all’ultimo modello di cellulare. I tempi di codeste (im)mobili stazioni erano tali che potevano nascerne amori e amicizie, ma sempre rispettando le regole, «la fila». Per poi cominciarne un’altra, magari riservata al «tempo libero» di un cinema – anch’esso costretto a dilatarsi, dunque, in una storia che forse meriterebbe un ulteriore indagine: un paratesto della percezione del film. Come se allo spazio infinito del paesaggio russo, alla steppa che lo governa, non potesse non corrispondere una sorta di epica del tempo. Nella cui dilatazione, scossa da improvvisi movimenti tellurici – basterebbe un indice del secolo breve –, un racconto pure si costruisce. Com’è per l’Albergo Centrale di Mosca (sigillo forse non casualmente posto quale epilogo del libro): nato a inizio del ‘900 come hotel per stranieri facoltosi, viene nazionalizzato nel ’17, destinato nei decenni successivi a residenza per comunisti prestigiosi di passaggio prima, e in odor di eresia poi, in condizioni sempre peggiori, mutando il nome, fino all’ulteriore rifacimento degli anni postcomunisti.  Ancora una storia nella storia, come il resto di un libro splendido.

[Gian Piero Piretto, Indirizzo: Unione Sovietica (25 luoghi di un altro mondo),Sironi, 2015, pp. 280 , euro 22,90]

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LA CRITICA

Puntata magistrale nella storia sovietica da parte di uno studioso acutissimo che attraverso venticinque luoghi esemplari ne traccia una mappatura affascinante. Un bellissimo libro.

VOTO

9/10

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