“La legge di natura”
di Kari Hotakainen

Una critica della società contemporanea e dei suoi cambiamenti, con un velo d'ironia

di / 16 dicembre 2015

«Una nuova vita puzza sempre. La vecchia ha un odore, la nuova puzza. È una legge di natura, incisa a scalpello sulla pietra».

Quando la macchina di Rautala si trasforma in un intrico di lamiere che chiudono alla vita, la bocca si riempie del sapore dei litigi e gli occhi traboccano di ricordi lontani. L’infinito del cielo è il lembo a cui si deve aggrappare per non scivolare via da questo mondo, mentre un letto d’ospedale diviene il guscio che contiene la sua seconda esistenza, non più di semplice uomo ma di sopravvissuto.

In La legge di natura di Kari Hotakainen (Iperborea, 2015), l’immaginazione è una componente accessoria, sono la realtà quotidiana e le esperienze autobiografiche a definirne l’ossatura profonda. Hotakainen, come Rautala infatti, è stato vittima di un grave incidente autostradale che lo ha visto ricoverato in ospedale per lungo tempo. Lì, in quello strano limbo dove i più fortunati entrano da pazienti ed escono da uomini, Hotakainen ha ascoltato febbrilmente i sibili della società finlandese e ha deciso di concedere una seconda opportunità a un piccolo evasore incallito come Rautala.

Il passato di quest’ultimo prende forma e si compone nei lunghi monologhi deliranti delle notti trascorse in ospedale; le ossa di Rautala sono rotte in più punti, il suo corpo è un ammasso informe che non gli appartiene più, l’aridità emotiva mostrata per oltre cinquanta anni, dunque, non può che vacillare. È l’inizio di un’improbabile rinascita: per la prima volta la sua ottusa cocciutaggine viene intaccata da dubbi e sensi di colpa. Finalmente c’è spazio per la figlia Mira e il suo pancione che freme di nuova vita, ma anche per Vaїnö e Kerrtu, gli anziani genitori pronti per l’ultimo salto nell’ignoto.

Tuttavia, Hotakainen non si accontenta della storia di un unico uomo, vuole la storia della sua comunità, ecco perché vira quasi subito dall’universo personale di Rautala verso il macro livello della società finlandese. I due percorsi avanzano insieme, ciascuno specchio dell’altro, in un gioco incessante di rimandi reciproci.

L’edizione originale di La legge di natura risale al 2013, anno in cui il governo finlandese annuncia numerosi e cospicui tagli ai servizi pubblici di vari settori – principalmente cultura, sanità e sport –, puntando il dito verso gli evasori fiscali, considerati i principali responsabili della dolorosa ma necessaria mannaia governativa. Lo Stato sociale è in crisi. Ovunque. La sua struttura si sta sgretolando sotto gli occhi rassegnati dei cittadini, per questo motivo Hotakainen ne vuole scrivere. Dapprima in sordina, disseminando le pagine di brevi accenni sparsi qua e là, poi, in un crescendo che esplode nella riuscita similitudine zoomorfa che vede il Welfare State raffigurato come un pingue maiale, dalle cui mammelle tutti si sono nutriti per anni senza mai preoccuparsi di aver preso più del necessario. Ora però il maiale è smunto e le mammelle sono secche. Non rimane che tagliare.

Da bravo portavoce, Hotakainen osserva e riferisce non facendo mai trapelare alcuna forma di autocommiserazione. Ne emerge dunque una puntuale presa di coscienza dei cambiamenti che stanno interessando la società contemporanea: la critica dell’autore risulta velata dall’ironia con cui costruisce dialoghi e situazioni ma la veridicità delle sue parole è evidente in ogni pagina del romanzo.

(Kari Hotakainen, La legge di natura, trad. Nicola Rainò, Iperborea, 2015, pp. 272, 17.50 euro)

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LA CRITICA

Si sa che un libro non si dovrebbe mai giudicare dalla copertina, eppure è impossibile rimanere indifferenti di fronte alla bellissima immagine che fa da copertina a questo romanzo: raffigura tutti i personaggi così come li ha immaginati l’acume di Hotakainen, attento osservatore e abile affabulatore della realtà quotidiana.

 

VOTO

7/10

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