“Padre di Dio” di Martin Michael Driessen

Un’inaspettata soluzione al vuoto storico sulla giovinezza di Gesù

di / 3 febbraio 2016

Padre di Dio è Dio stesso, che notoriamente è trino e unico. Ma padre di Dio è anche Giuseppe, che ha accettato l’eccezionale gravidanza di Maria, ha accolto Gesù, vero figlio di Dio, e come un padre lo ha cresciuto. L’accettazione di una simile situazione non deve essere stata un processo semplice e indolore; in primo luogo per la sopraffazione della sua virilità nell’atto procreativo del suo primogenito e per le conseguenti dicerie della gente di un piccolo paese della Galilea. In secondo luogo, e soprattutto, per le conseguenze specificatamente umane della consapevolezza che il bimbo cresciuto come un figlio, una volta divenuto adulto, sarebbe stato strappato dalle proprie amorose braccia per essere martirizzato in nome della salvezza dell’umanità.

In Padre di Dio (Del Vecchio Editore, 2015) Driessen descrive il lungo e impervio cammino di Giuseppe verso l’accettazione del destino del figlio e lo lega a uno dei più grandi misteri, o lacuna, che si trova nella Bibbia, ovvero la vita di Gesù dai dodici ai ventisei anni.

Il romanzo inizia con l’ironica descrizione di un Dio stremato dalla cura costante del suo Creato, ma continuamente deluso dal comportamento dell’umanità; un Dio che perde così interesse per il suo grandioso progetto e finisce per dedicarsi ad altri hobby, come l’addestramento di colombe. A causa della sua più grande e costante fonte di sconforto, si convince però a esaudire un desiderio che da sempre lo tormenta: avere finalmente un padre. Essendo egli stesso il principio di tutte le cose infatti prova da infinito tempo la mancanza di una figura paterna che lo guidi e lo protegga. Decide quindi di farsi uomo e di discendere in terra secondo il tipico processo umano della nascita, in modo da poter finalmente coronare il sogno di essere cresciuto da un padre, e nello stesso tempo per compiere un decisivo piano per salvare l’umanità, non schierandosi però, ancora deluso, in prima persona.

In questo modo conosce Giuseppe che davvero accoglie e ama Gesù come un padre. Ma l’immenso amore paterno, il fortissimo legame instaurato col bimbo e il senso di protezione che prova nei suoi confronti, portano Giuseppe a voler salvare il figlio a scapito della salvezza dell’umanità intera: decide infatti di ingannare Dio e di rapire Gesù per risparmiargli le future sofferenze, motivo per l’uomo di inconsolabile disperazione.

Con la fuga ribelle di un padre che cerca disperatamente di salvare suo figlio, Driessen decide di colmare il vuoto biblico nella storia del Redentore. Iniziando il romanzo con ritmo incalzante, tono ironico e grottesco, e disponendo un significativo lasso di tempo da riempire con incontri ed esperienze formative, mi sarei aspettata un viaggio ricco di peripezie ai limiti del sacrilego.

Mi sbagliavo. Il ritmo della narrazione si distende, il tono si fa più delicato e si percorre un viaggio interiore nelle ragioni e nelle emozioni di un Giuseppe sempre più stanco della lotta sordomuta contro Dio e stremato dinnanzi alla inconsapevole ma tenace vocazione di Gesù verso la redenzione dell’umanità.

Non saprei dire in che modo ma è stato un incontro sorprendente questa lettura, che mi ha portato a «camminare in bilico tra la farsa e l’elegia, tra blasfemia e religiosità», come racconta il traduttore del romanzo nella nota conclusiva. Assolutamente innegabile è però l’abilità dell’autore di gestire registri stilistici così distanti, di affrontare in maniera gentile un tema aperto alle più bizzarre soluzioni, di lanciare in aria una figura storica fondamentale come il Cristo con la catapulta della letteratura e lasciarla cadere su un morbido cuscino.

 

(Martin Michael Driessen, Padre di Dio, trad. di Stefano Musilli, Del Vecchio Editore, pagg. 252, euro 16)

 

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LA CRITICA

Un’inaspettata soluzione al vuoto storico sulla giovinezza di Gesù; un romanzo denso, intraprendente ma delicato. Nonostante l’argomento, niente metafisica: solo tutta la concretezza e l’intensità del sentimento umano che a volte rischia di toccare qualcosa di divino.

VOTO

7/10

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