“Andarsene”
di Rodrigo Hasbún

Il primo libro dell’autore boliviano pubblicato in Italia

di / 18 luglio 2016

Copertina di Andarsene di Rodrigo Hasbun su Flanerí

«Non è vero che la memoria è un posto sicuro. Anche lì le cose si deformano e si perdono. Anche lì finiamo per allontanarci dalle persone che più amiamo».

Allontanarsi, fuggire, demolire, ricostruire, arrendersi. Queste le parole per descrivere Andarsene (Sur, 2016), il romanzo del giovane scrittore boliviano Rodrigo Hasbún. Un’opera breve, quasi un soffio di lettura, diverse voci narranti, una storia che dipana, lentamente, le vicende dei protagonisti. Drammi personali acquisiti a graduale rilascio, convergenti verso un unico finale: la frammentazione e dispersione di una famiglia.

La miseria della condizione umana, o meglio degli animi inquieti dei personaggi, sempre mancanti di qualcosa che possa conferire loro pienezza, gratificazione, gioia, trova totale corrispondenza nello sfondo storico e nelle atmosfere cupe degli ambienti molestati dalla guerra.

Per la famiglia Ertl, il trasferimento in Bolivia, dopo la fine della seconda guerra mondiale, avrebbe dovuto rappresentare una rinascita, una seconda possibilità di vita, ma i sogni sono destinati a infrangersi contro un’altra cruda realtà: la rivoluzione comunista guidata da Che Guevara che, in modo inaspettato, travolgerà e stravolgerà l’esistenza degli Ertl.

Di particolare interesse sono, all’interno del romanzo, le figure femminili cui Hasbún ha dato vita: tre sorelle e una madre le quali, costrette a subire le decisioni di un capofamiglia anticonformista e autoritario, reagiranno ognuna con atteggiamenti differenti per difendersi e affrancarsi da una figura maschile prepotente e soffocante.

Spicca nel romanzo, quasi rappresentandone il fulcro, il difficile rapporto tra Monika, la figlia primogenita, e suo padre Hans, soprannominato il Tedesco. Hans, sempre in disaccordo con la figlia maggiore, nella quale intravede le potenzialità di un se stesso più giovane, arriverà a ripudiare la sua prediletta paradossalmente perché più coraggiosa e temeraria di lui. Le qualità che il Tedesco ha sempre amato di sua figlia, diventeranno, infatti, il motivo di un distacco totale e irrecuperabile.

«Sei solo un lacchè dei potenti, un fascista schifoso, fu l’ultima cosa che disse Monika prima di andare in camera a prendere le chiavi, lo zaino e la pistola e uscire senza salutare.

Quei minuti lo avrebbero accompagnato per il resto della vita. Se li sarebbe ripetuti, migliaia di volte, ossessivamente: la sua amata figlia che lo insultava, il suono del motore della sua macchina che si perdeva in lontananza.

Quando la rivide fu su un manifesto a La Paz. L’esercito offriva centomila pesos per lei, viva o morta».

 

(Rodrigo Hasbún, Andarsene, trad. di Giulia Zavagna, Sur, 2016, pp.115, euro 15)
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LA CRITICA

Hasbún è bravo nell’intrecciare la storia alla finzione letteraria, nel creare la giusta attesa e curiosità, nel destreggiarsi tra ampi salti temporali e psicologia dei diversi personaggi che si stagliano e muovono all’interno della storia, sempre ben riconoscibili e definiti nei loro status. Un romanzo breve, originale e prezioso.

VOTO

7,5/10

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“effe – Periodico di altra narratività” numero otto

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