“Guanciale d’erba”
di Natsume Sōseki

Un romanzo sull’arte e sul processo creativo

di / 15 marzo 2017

Guanciale d’erba (Neri Pozza, 2011) è la suggestione di un Giappone intimista che, per trovare se stesso, si smarrisce nella contemplazione della natura odorosa di primavera. È la narrazione, a tratti onirica, del bisogno di allontanarsi dalle pulsioni umane, di distaccarsi da ogni coinvolgimento emotivo per raggiungere uno stato di quiete profonda. O quanto meno provare a raggiungerlo.

«Calza dei sandali di paglia e cammina speditamente. Sulla sua testa cadono i petali dei ciliegi selvatici. Porta sulla schiena il mare luminoso».

Un giovane artista – poeta e pittore al tempo stesso – lascia la frenesia della città e si inerpica, solitario, su sentieri di montagna, portando con sé solo un album da disegno. «Qui nasce la vocazione del poeta, qui il Cielo assegna al pittore la sua missione. Gli artisti sono preziosi, perché rasserenano questo mondo e arricchiscono il cuore degli uomini» (pag. 5). Durante il suo viaggio, il viandante abbozza haiku e paesaggi mentre si lascia cullare dal tempo che sa scorrere ozioso e senza fretta, eppure la vera ispirazione giunge solo dopo aver sentito delle voci su Nami, figlia dell’uomo più ricco del villaggio, la cui vita, però, sembra essere destinata all’infelicità.

«Nel viso di questa donna non esiste unità, il che prova che anche il suo cuore è diviso, e il suo cuore è diviso perché anche il suo mondo lo è. Questo è il volto di una persona che, condannata all’infelicità, tenta di ribellarsi e di vincerla. Dev’essere proprio una donna infelice» (pag.47).

I suoi occhi vibrano di rimpianti a cui non riesce a sottrarsi. Il fruscio raffinato del kimono accompagna i passi leggeri di Nami, ogni incontro con il giovane viandante è l’occasione ideale per confondere reale e immaginario. Il non detto prevale, il passato è un accenno sfocato in cui il mistero aleggia indisturbato. Così l’antica leggenda della fanciulla di Nagara – morta suicida poiché incapace di scegliere tra due uomini – riprende vita nelle vicissitudini di Nami.

Solo verso la fine del romanzo tutto diventa tangibile: la guerra, il dolore e, infine, come una redenzione inaspettata, la compassione. Per la vita e per se stessi.

 

(Natsume Sōseki, Guanciale d’erba, trad. Lydia Origlia, Neri Pozza, 2009, pp. 160, euro 12)
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