“Il libro dei Baltimore”
Joël Dicker

Un nuovo successo per l’autore di “La verità sul caso Harry Quebert”

di / 10 aprile 2017

L’ho già detto e lo ripeto: al tempo, divorai letteralmente La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker; stessa sorte è toccata al suo spin-off, il recente Il libro dei Baltimore (La nave di Teseo, 2016). Quasi seicento pagine capaci di intrattenere il lettore, calandolo subito nelle fitte trame umane di questo romanzo avvincente, che non sconvolgerà la vostra vita o demolirà le vostre certezze, ma vi terrà compagnia in maniera eccellente. E non è mai cosa da poco.

La trama: Marcus Goldman – già protagonista di La verità sul caso Harry Quebert – ci racconta la storia di due famiglie. La sua, quella dei Goldman di Montclair, e quella dei Goldman di Baltimore. Due famiglie diverse ma unite. Quella dei Montclair, lavoratori agiati, normali e felici; quella dei Goldman di Baltimore luccicante e sfarzosa. Se Marcus Goldman di Montclar non soffre questo divario sempre rimarcato dai suoi nonni, ma anzi, venera letteralmente l’universo-Baltimore, è per un motivo semplicissimo: il legale con i suoi due cugini, Hillel e Woody.

Un rapporto fortissimo che lega i giovani cugini in maniera indissolubile. La prima parte di Il libro dei Baltimore parla di questo: delle loro estati insieme e delle annesse dinamiche familiari. Ognuno ha un ruolo ben definito. Marcus è il bel ragazzo borghese a cui non manca nulla, Hillel è il primogenito geniale e carismatico ma continuamente vessato dai bulli e Woody… chi è Woody? Non è il fratello di sangue di Hillel. È stato adottato da una famiglia disastrata e la sua potenza fisica, la sua integrità e il suo talento sportivo lo rendono subito il Goldman più amato. Tutto sembra perfetto in questa “trinità” e Marcus è fiero e felice della sua gang. Ma cosa complica – come spesso accade – questo legame speciale? Una donna, ovviamente! La bella Alexandra, figlia di un vicino della loro residenza estiva, che fin dal primo incontro devasterà il cuore dei tre. Ma non è niente rispetto a ciò che condurrà alla tragedia.

Sì, perché la prima cosa con cui dovrà convivere il lettore è questo senso d’imminente sciagura. Nonostante il periodo idilliaco, chi legge sa che prima o poi tutto crollerà, degenererà in qualcosa di terribile. Le avvisaglie sono nella vicenda del povero Scott, per un periodo membro aggiunto della gang e protagonista delle pagine più emozionanti del libro. Le cose peggiorano quando Marcus e Alexandra iniziano a frequentarsi. È allora che l’orlo del baratro si va a delineare. Le complesse e oscure vicende familiari delle due famiglie Goldman verranno a galla, mostrando quante tenebre ci siano dietro una apparente felicità. Un male e un dolore impossibili da insabbiare e dimenticare, un tormento che Marcus Goldman potrà riscattare solamente scrivendo la verità, ovvero il libro dei Goldman.

Piuttosto che riprodurre un altro thriller sulla falsa riga di La verità sul caso Harry Quebert – cosa che la copertina sembra suggerire – Joël Dicker compone una vera e propria narrazione di saga familiare. Si prende anche in questo caso tutte la pagine di cui ha bisogno e descrive e incide in maniera profonda e dettagliata i personaggi e le loro relazioni. È questa la cosa che più coinvolge di Il libro dei Baltimore. Se alcuni passaggi e colpi di scena appaiono già visti, il lettore non se ne cruccia minimante poiché oramai è talmente legato ai protagonisti da voler sapere subito e il prima possibile le loro sorti.

In conclusione, se cercate un romanzo appassionante in cui immergervi, Il libro dei Baltimore è il libro giusto. La gang dei Goldman vi aspetta. Ma fate attenzione, come si suol dire: «Non è tutto oro quello che luccica».

 

(Joël Dicker, Il libro dei Baltimore, trad. di Vincenzo Vega, La nave di Teseo, pp. 592, euro 22)
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