“Le pietre”
di Claudio Morandini

Il nuovo romanzo dell’autore valdostano

di / 8 maggio 2017

«È vero che la pietra a volte si mostra, anch’essa, agitata. Negli ultimi stadi, allorché, diventata ormai ciottolo, ghiaia, sabbia, polvere, non è più capace di recitare la sua parte di contenente e di supporto delle cose animate». Il poeta Francis Ponge non ha dubbi: le pietre si muovono. Abdicano e, pare, animate da forze a noi ignote, migrano; lasciandoci sgomenti: di fronte al sasso fattosi mobile, anche il baffo altero del filososo Martin Heidegger avrebbe preso a vibrare. Fu lui, del resto, a stratificare il cosmo terreno, sentenziando che la pietra – simbolo atavico dell’inerzia materiale – è “povera di mondo” e abita laggiù, ben lontana dall’essere supremo, colui che i mondi li costruisce (l’uomo, ovviamente). Per quanto possa essere mobile, rapido e piuttosto autonomo, il sasso resta comunque privo di tutto e non è animato, per così dire, da alcuna «soggettività petrosa» (come dice Felice Cimatti). Esso resta, in definitiva, un muto – anche se migrante – testimone. È scenario, fondale, paesaggio, diorama. Scenografia semovente. Pietra di paragone.

Nel nuovo romanzo di Claudio Morandini le pietre sono innumerevoli. Sono ovunque. I villaggi montani gemelli di Sostigno (a valle) e di Testagno (a monte) hanno subito, per anni, ciò che un personaggio chiama «cataclisma al rallentatore». Infatti, la quiete – antica, lenta e ciclica – di villaggi e valligiani non è stata scovolta da un disastro naturale, bensì da un evento misterioso, al limite del sovrannaturale. Niente di improvviso dunque, bensì una lenta quanto inesorabile e inquietante apparizione di sassi e ciottoli, che ha inizio nel salotto di una coppia di città trasferitasi in montagna, Agnese ed Ettore Saponara. L’invasione litica è talmente diffusa e incessante che, pietra dopo pietra, ogni paesano ne viene coinvolto, ogni attività ne è interessata; la storia di Sostigno e Testagno cambia radicalmente, dando vita a un nuovo presente. Chi lo abita sono i giovani, coloro che narrano questa storia composita, ricca di dicerie, storie da osteria e ricordi collettivi. Col passare del tempo, ci racconta Morandini, ciò che in paese chiamano “lo strano” è divenuto la realtà di tutti i giorni, al punto che le pietre appaiono anche in cielo: «ormai anche le nuvole sembrano sassi: sono grigie, rossastre, rotolano nel cielo invece di sfilacciarsi o sovrapporsi, si accumulano fino a togliere la luce».

Il nuovo romanzo dell’autore valdostano si muove lungo due binari: uno formale (il punto di vista collettivo) e l’altro stilistico (il registro tragicomico). Le pietre – basali questa volta, e ben solide – costituiscono le fondamenta di un romanzo il cui centro è il cambiamento. La venuta dei sassi cambia sia la comunità sia i singoli; i sassi sono un agente infestante che Morandini utilizza come calmo e spietato degradatore sociale della comunità montana e come perturbazione psicologica dei singoli (causano ansie, timori e paure nei vari personaggi). Ma non tutto è tragico: l’autore riesce ancora una volta, grazie alla delicatezza e allo humor della sua penna, a mettere in evidenza alcuni punti di luce fra un’invasione di pietre e l’altra. Ma c’è anche – ed è doveroso sottolinearlo, perché alla fine della lettura è ciò che rimane come retrogusto – una certa inquietudine. Infatti, come già detto, non è qualcosa di strisciante, invisibile ed etereo che ha provocato l’alterazione dei comuni gemelli e delle vite dei loro abitanti; no, è qualcosa di materiale, concreto. La «soggettività petrosa» altro non è che la manifestazione reale di una crisi che noi, nella vita, non riusciamo a spiegare; una crisi sociale, temporale e generazionale.

«Smarrita lontano dal blocco fondamentale» scrive ancora Francis Ponge a proposito della pietra, essa «rotola, vola, rivendica un posto in superficie, e allora la vita si ritira lontano da quelle distese smorte dove volta per volta la disperde e la raccoglie la frenesia della disperazione». Quante volte sappiamo che lì, nel bel mezzo del nostro salotto, ci sono pietre? Invisibili ai nostri occhi oppure tenute nascoste di proposito, perché siamo consapevoli dei disagi che creano a noi stessi e agli altri. Come già in Neve, cane, piede, Morandini esplora la tendenza dell’essere umano alla chiusura, all’isolamento, all’incomprensione reciproca. Di fronte all’ennesimo giornalista impiccione che visita Sostigno e Testagno, gli abitanti ammettono che non se ne andranno, e che nonostante da quelle parti si stia consumando “Il dramma della Montagna”, loro continueranno a vivere in quei luoghi, testardi abitatori del loro posto. Anche se il mondo e le persone del mondo li stanno cambiando, anno dopo anno, quella è la loro natura, ormai alterata, ma pur sempre la loro natura.

 

(Claudio Morandini, Le pietre, Exòrma, 2017, pp. 187, euro 14,50)
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LA CRITICA

A Sostigno e Testagno le cose sono cambiate: sono arrivate le pietre e nulla sarà più come prima. Claudio Morandini racconta la lenta ma inesorabile disgregazione di due paesi gemelli causata da un fenomeno anomalo, ai limiti del paranormale. Cambiano i valligiani, cambiano le abitudini, cambiano le relazioni, ma non cambia la bravura di un autore capace di narrare la comunità montana, la sua crisi e le sue idiosincrasie, come pochi sanno fare.

VOTO

7,5/10

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