“Nudi come siamo stati”
di Ivano Porpora

Di padri e figli, di maestri e discepoli

di / 8 giugno 2017

Con Nudi come siamo stati (Marsilio, 2017)  Ivano Porpora torna al romanzo dopo cinque anni dal precedente La conservazione metodica del dolore (Einaudi, 2012) e consegna ai suoi lettori una storia matura, che conferma alcune premesse rispetto al suo testo precedente.

Se infatti La conservazione pativa in alcuni tratti di una macchinosità e frammentarietà del testo, in questo caso il racconto di Porpora ha invece una sua forza espressiva e una sua unità di tono e di voce, che appunto ce lo fa sentire più maturo e disteso. Anche la lingua, che nel primo libro era molto ricca, ma certe volte non tenuta a controllo, è in questa prova più misurata.

La trama. Severo è un giovane pittore che vive con Anita, ha un rapporto difficile con il proprio padre, con cui non si vede e con il quale si scambia lettere pur vivendo nello stesso condominio. Severo viene contattato da Arsène, un grande pittore che dopo aver visionato i suoi quadri decide di impartigli delle lezioni. Il romanzo è la narrazione del rapporto tra Severo e Arsène, un rapporto che non è solo quello tra docente e alunno, ma tra maestro e discepolo, un rapporto che niente sembra scalfire. Arsène però nasconde un segreto, qualcosa che lo turba. Così, dopo essere entrato nella vita di Severo e della sua amata, dopo averla sconvolta e aver messo alla prova il loro amore, sparisce.

Nella seconda parte del romanzo a dominare la scena è Arsène: la sua vicenda di bambino e il suo rapporto con il padre, la madre e il fratello maggiore in un paesino della Francia, appena finita la seconda guerra mondiale. Lì in quei giorni noi verremo a scoprire perché egli è diventato pittore e perché spesso e volentieri i suoi quadri non siano finiti. Nella terza parte torneremo nel presente scopriremo che fine ha fatto Arsène e assisteremo al ritorno e al rafforzarti della sua amicizia con Severo.

Detta la trama viene da chiedersi: Qual è il tema centrale di questo romanzo?

La risposta più ovvia sembra risiedere nella descrizione del rapporto tra maestro e discepolo, il tema – infatti – è declinato in due modi diversi. Da una parte abbiamo Severo che vede in Arsène la persona che potrebbe aiutarlo a comprendere meglio se stesso e a renderlo consapevole della propria arte. Dall’altra abbiamo il pittore francese famoso e conosciuto che scorge in questo giovane barbuto e grosso qualcosa di più di un semplice alunno. A rendere il tutto ancora più interessante c’è la narrazione del rapporto padre /figlio attraverso le lettere, che altro non è che un modo per declinare il tema dell’eredità che è il nucleo fondante del rapporto tra maestro e discepolo.

Nei dialoghi tra maestro e discepolo aleggiano alcune domande: Cosa ti lascio del mio sapere? Come ti spiego ciò che ho imparato? In quale modo le mie conoscenze diventano le tue? A questi interrogativi si aggiunge l’ambiguità fisica, sessuale, umana che lega i due: un rapporto di questo tipo presuppone un dono totale di sé, una totale spoliazione; ecco perché Severo perde tutto, perché è necessario che perda ciò che crede sia suo; ecco il motivo per cui Arsène gli porta via ogni cosa, perché tutto gli ritorni come rinnovato.

Severo è un viziato, vive da artista nella casa che presumibilmente paga il padre, non si pone problemi di soldi, non si lava, non si fa la barba, disegna e prepara il caffè. Arsène vede in lui, qualcosa che Severo stesso non vede, accecato com’è dal suo essere perfettamente quello che tutti si aspettano, ovvero un fallito che fa arte.

Arsène gli prospetta qualcos’altro e questo gli costerà fatica e soprattutto un cambio radicale. E qui veniamo al vero tema del romanzo ovvero il tema della vocazione. Nudi come siamo stati si interroga in maniera radicale rispetto alla domanda: Chi sono io? La domanda a dire il vero aleggia nella prima parte un po’ confusamente, ma trova compimento, quando Porpora passa a raccontarci non tanto la storia di Severo, quanto quella di Arsène. Il vero protagonista del libro infatti è, almeno nella mia lettura, proprio il pittore famoso, il maestro, e questo rende particolare il romanzo perché racconta la storia da un punto di vista inaspettato: non tanto il discepolo che cresce, e diventa adulto, quando la prospettiva del maestro e di quali siano i passi per cui uno lo diventa. Con il suo viaggio a ritroso, che anche noi compiano prima con un lungo flashback (tutta la seconda parte) e poi materialmente spostandoci fino a raggiungere il suo borgo natio, Arsène ci racconta non solo come è nata in lui la chiamata della pittura, ma anche come uno diventa ciò che è.

Arsène ha un segreto, una colpa profonda che cova dentro di sé; la pittura per lui è uno strumento di espiazione. Il problema che questa espiazione lo ha portato a essere ricco famoso e venerato, ma l’origine di tutto questo non è benigna, nasconde qualcosa di terribile, che per quanto casuale nulla toglie al dolore, alla vergogna e alla sofferenza. Arsène è un sopravvissuto, vive letteralmente in vece di un’altra persona; in un certo senso ne prende il posto, ne usurpa anche il talento. Accettare tutto questo, accettare che la vita vada come deve andare e nessuna altra soluzione è possibile, è la grazia che Arsène cerca e che trova nelle ultime scene del libro.

Dal punto di vista linguistico Nudi come siamo stati, è un testo complesso; appesantito nella prima parte da una tendenza al catalogo e alla descrizione, che però infine Porpora modera, riuscendo così a trovare il suo passo. Non a caso quell’opulenza descrittiva nella seconda e nella terza parte è assente e il libro ne acquista in potenza e maturità. L’impressione è che lentamente il baricentro si sia spostato da Severo ad Arsène e questo abbia giovato non poco al risultato finale.

Nudi come siamo stati è un romanzo importante, che segna una continuità di intenti con una serie di testi, di cui in questi mesi abbiamo dato notizia su queste pagine (penso in particolar modo a quelli di Macioci e di Campani). Il testo di Porpora è appunto il segno che qualcosa di nuovo, e di buono, nella narrativa italiana sta nascendo. Forse perché molti autori stufi di sentirsi discepoli hanno pensato che fosse ora di provare a diventare maestri?

 

(Ivano Porpora, Nudi come siamo stati, Marsilio, 2017, pp. 333, euro 18)
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