“Un’educazione milanese”
di Alberto Rollo

Una mappa di sé, percorrendo (a piedi) le strade di Milano

di / 26 giugno 2017

Stando alla vulgata, ogni editor ha il recondito desiderio di assurgere a scrittore affermato. Ed è forse questa la sfida che ha voluto affrontare l’attuale direttore editoriale di Baldini&Castoldi, Alberto Rollo, pubblicando Un’educazione milanese (Manni, 2016). Se l’abbia vinta o no, non spetta a chi scrive stabilirlo. Ma il fatto che sia uscito vincitore del Premio Alvaro-Bigiaretti e sia stato ammesso nella cinquina dei finalisti del Premio Strega 2017 la dice lunga.

Chi non abita e non conosce Milano potrebbe trovarsi spaesato leggendo in apertura del romanzo una descrizione piuttosto meticolosa della città, con vie, ponti e paesaggi industriali, tanto da giudicare il testo faticoso, essere indotto a chiudere il libro e dimenticarlo su uno scaffale. La tentazione c’è, inutile negarlo; ma fatto lo sforzo, dal capitolo successivo la narrazione prosegue limpida, piana, coinvolgente, rendendo con vividezza tutti quei luoghi incastonati nella memoria dell’autore. Milano è d’altronde non solo lo sfondo delle vicende, ma una dei protagonisti, una città «difficile a dirsi», che si scopre «camminando. Ho fatto camminate estenuanti. Chilometri e chilometri con il semplice intento di vedere». Piazze e vie di una città che dagli anni del boom non ha fatto altro che espandersi.

Nella sua autobiografia, Rollo ripercorre le tappe della sua formazione: dall’«educazione milanese operaia» che riceve in una famiglia emigrata dalla Puglia, e stabilitasi dapprima in via Grigna e poi in via Mac Mahon, ai primi amori e alle gite con gli amici, dalle manifestazioni che attraversano la città meneghina alle trasformazioni in senso industriale che la coinvolgono e che ne mutano incondizionatamente la fisionomia, dai maestri che hanno influenzato il suo percorso di crescita (Franco Fortini, per esempio) al credo comunista professato in famiglia. Un’educazione che inizia nell’officina del padre e si chiude con la morte di un caro amico, con cui «cominciò a morire anche tanto di quel tempo in cui ero cresciuto, dentro il quale avevo messo a dimora la promessa delle promesse: quella di cambiare il mondo».

Quello che Alberto Rollo ci ha lasciato non è il susseguirsi sterile degli avvenimenti succeduti a un uomo che per qualche motivo decide di raccontarle, anzi: da queste pagine traspare l’amore e il legame con una città, la difficoltà di definire chi siamo a causa delle numerose ideologie e posizioni che ci bombardano e influenzano sin dall’infanzia, la capacità di stabilire la nostra identità in relazione allo spazio che abitiamo.

Un’esperienza che va per forza percorsa a ritroso perché «il presente non basta. Nel presente si perde il privilegio della prospettiva, nel presente si perdono amici senza sapere perché li perdiamo, nel presente riusciamo appena a raccontarci che cosa ci fa male».

 

(Alberto Rollo, Un’educazione milanese, Manni, 2016, pp. 320, euro 16)
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LA CRITICA

Le sezioni “cittadine” che descrivono con minuzia – a tratti eccessiva – il tessuto urbano della città meneghina rallentano in parte la narrazione, ma il resto è magnifico.

VOTO

7,5/10

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