Quando la Francia abbandonò chi credeva in lei

Arthur Koestler, “Schiuma della terra”

di / 22 gennaio 2018

A volte le personalità degli autori, l’abbondante dose di narcisismo, la voglia di autoassoluzione e resa dei conti che affiorano negli scritti autobiografici li rendono poco affidabili, ancora di più se si tratta di autobiografia incastonata in un periodo storico particolarmente tumultuoso. La trilogia storica autobiografica dall’errabondo ungherese di origine ebrea Arthur Koestler (1905-1983), divenuto scrittore di fama internazionale pubblicando in inglese, composta da Freccia nell’azzurro, Schiuma della terra e La scrittura invisibile, scantona queste insidie. Forse proprio la discontinuità delle posizioni ideologiche assunte da Koestler – sionista e comunista, poi anticomunista ma sempre e ovunque inflessibile antifascista – fa di lui un testimone obiettivo nei limiti del possibile, di determinanti fasi della storia europea del secolo scorso, senza concentrare l’attenzione su di sé ma apportando piuttosto riflessioni storico-filosofiche tuttora di grande interesse.

Koestler era un intellettuale molto versatile: professionista della rivoluzione che però confrontava le sue fedi con le loro realizzazioni e sapeva correggersi; scrittore di parole vere, divulgatore scientifico e infine apostolo della parapsicologia, dotato di incredibile tenacia e voglia di vivere che lo hanno soccorso nel capitolo più drammatico della sua sempre avventurosa esistenza, quello raccontato nella Schiuma della terra. Schiuma, ovvero i rifiuti della terra sono considerati nella Francia del 1940 non ancora occupata dalla Wehrmacht e dalla Gestapo gli esuli politici, gli antifascisti, i sopravvissuti che avevano combattuto contro Franco nella Guerra civile spagnola, gli ebrei perseguitati, tutti alla ricerca di riparo nel paese dei Lumi, dietro la linea Maginot creduta invalicabile. Koestler sta lavorando nella quiete della campagna francese a Buio a mezzogiorno, il libro che lo fa antesignano di Orwell e Solženicyn, quando iniziano i rastrellamenti dei profughi di sinistra. «Gli antifascisti erano indubbiamente un gran fastidio in una guerra contro il fascismo. Non avevano bisogno di noi» scrive incredulo e amareggiato. A tappe forzate sarà internato nel campo di concentramento di Vernet dove i prigionieri sono trattati non meglio che nei campi nazisti e sarà liberato mesi dopo solo grazie all’aiuto inglese. Al campo di Vernet fa conoscenza di un certo Mario, l’alias di Leo Valiani, al quale in Schiuma della terra Koestler dedica parole di grande stima e profonda ammirazione, e Valiani sarà il primo a leggere il manoscritto in tedesco di Buio a mezzogiorno. Sono invece strazianti le pagine sui centocinquanta internati delle Brigate internazionali, detenuti in condizioni disumane a Vernet. Koestler viene liberato poco prima dell’invasione tedesca, ma altri duemila – «cinquantamila kg di carne democratica, tutta catalogata, viva, e solo appena danneggiata» – saranno consegnati a Himmler.

La seconda parte del libro è un documentario dettagliato delle condizioni drammatiche e caotiche in cui versava la Francia nell’estate e nell’autunno del 1940, ed è la storia della fuga rocambolesca dello scrittore dalla Francia in Inghilterra, costretto persino ad arruolarsi nella Legione straniera perché non riesce a procurarsi i documenti necessari per poter lasciare il paese.

Il libro è dedicato alla memoria degli amici scrittori di Koestler che si tolsero la vita quando cadde la Francia, fra i quali Walter Benjamin che all’autore regalò metà delle sue sessantadue compresse di sedativo per ogni evenienza, e ingollò le sue quando a Port Bou lo arrestò la Guardia Civil. La premessa al libro testimonia l’integrità di storico dell’autore: «Questo libro fu scritto nel gennaio-marzo del 1941, prima dell’attacco tedesco alla Russia, tuttavia l’autore non vede ragione alcuna di modificare le sue osservazioni sugli effetti psicologici del patto russo-tedesco dell’agosto 1939, o la sua opinione sull’atteggiamento del Partito Comunista in Francia. Approfittare di notizie posteriori per descrivere l’itinerario mentale degli uomini in un determinato periodo è una tentazione comune agli scrittori, alla quale si deve resistere».

Schiuma della terra è una lettura scorrevole, interessante e necessaria per chi ha la voglia e il coraggio di affrontare la Storia che produce episodi drammaticamente controversi.

 

Titolo originale: Scum of the Earth 
Prima edizione italiana: Firenze, Edizioni U, 1941, traduzione di Nadia Conenna.
Edizione attualmente in commercio: Bologna, Il Mulino, 2005, traduzione di Nadia Conenna.
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