Disperata, allegra brigata

Arto Paasilinna, “Piccoli suicidi tra amici”

di / 20 agosto 2018

Piccoli suicidi tra amici (titolo originale Hurmaava joukkoitsemurha, 1990) edito da Iperborea nel 2006 è un romanzo grottesco e irriverente dello scrittore finlandese Arto Paasilinna. Ogni anno, mediamente, millecinquecento finlandesi arrivano al suicidio. Pensando a questa tragica rinuncia dei suoi connazionali, Paasilinna ha voluto scrivere un romanzo che già dalle prime pagine è contraddistinto da un’atmosfera tragicomica di morte.

Così, grave e amaro, comincia il suo libro: «Il più formidabile nemico dei finlandesi è la malinconia, l’introversione, una sconfinata apatia. Un senso di gravezza aleggia su questo popolo sfortunato, tenendolo da migliaia di anni sotto il suo giogo, tingendone lo spirito di cupa seriosità. Il peso dell’afflizione è tale da indurre parecchi finlandesi a vedere nella morte l’unico sollievo».

Onni Rellonen, in un fienile dove si era recato durante la festa di san Giovanni per suicidarsi, incontra casualmente il colonnello Hermanni Kemppainen, lì per la stessa ragione: «Mi era appunto venuto in mente questo», scrive il primo, «e se cercassimo di mettere assieme una truppa del genere, voglio dire, di aspiranti suicidi? Potremmo parlare di cose di interesse comune e scambiarci opinioni. Ritengo che molti rimanderebbero il suicidio se potessero parlare liberamente delle proprie angosce ad altri che sono nelle stesse condizioni». Nascerà quella per cui Paasilinna conierà i sinonimi più vari: aspiranti suicidi, suicidandi, candidati suicidi, suicidi ambulanti, viaggiatori suicidi, fino alla fondazione della Libera Associazione Morituri Anonimi.

Dopo un appello sul giornale, infatti, Rellonen e Kemppainen, a cui si affianca subito la vicepresidente Puusaari, riuniscono una schiera di adepti e iniziano a viaggiare verso il Sud dell’Europa. «Ma poi convennero che guidando in stato di ebbrezza rischiavano, alla peggio, di morire». L’ironia dell’autore pervade il libro dovunque, e mitiga le derive inquietanti insite nell’idea secondo cui un gruppo di finlandesi senza voglia di vivere abbia ancora la latente curiosità di scoprire il mondo attraverso un viaggio picaresco. Questa tensione verso la morte rappresenta un pretesto narrativo di grande efficacia per rendere imprevedibili le sorti della piccola e stramba comunità, i cui elementi sopravvivono amabilmente anche se sono accomunati dal fatto che tutti loro anelano al suicidio.

Una volta terminato l’irriverente seminario di suicidologia in cui speculano su come morire, i suicidandi intraprendono una rocambolesca fuga dall’ultimo giorno: «Il colonnello Kemppainen mise in guardia contro gli abusi. Non faceva bene alla salute, i reni e il fegato non sopportavano l’eccesso di alcol. A Kemppainen fu allora fatto notare che non aveva granché importanza in che condizione sarebbe stato il fegato di chiunque al momento del suicidio, stavano andando comunque verso la tomba». Altri finlandesi si uniscono alla combriccola, alcuni al contrario si perdono per strada: «Il gruppo doveva ancora raggiungere in fretta parecchie località, in posti disparati, e radunare gli aspiranti suicidi che mancavano onde evitare altri decessi». Ma anche se il loro obiettivo è quello di uccidersi, cordialità e altruismo non abbandonano il loro orizzonte di vita. Scrive Paasilinna all’inizio della seconda parte del libro: «Si può scherzare con la morte, ma con la vita no. Evviva!».

Il tema della morte, naturalmente, scandisce tutte le tappe del loro cammino e accompagna questi curiosi viandanti. Dalla Finlandia alla Norvegia, dalle Alpi svizzere al Portogallo, il suicidio collettivo viene sempre posticipato. Vivere è un ostacolo grande per chi teoricamente è accomunato dalla voglia di morire. Nel frattempo, una goffa task force composta da forze dell’ordine e servizi segreti indaga invano su quello che viene considerato un piano eversivo e pericoloso, anziché un turismo eccentrico.

E nelle menti dei suicidandi affiora, dopo ogni tentativo fallito, il felice sentore di un pentimento: il loro viaggio verso la fine è intervallato da momenti gioiosi di condivisione e dal racconto di aneddoti sulle loro esistenze. Anche se questa storia pare la cronaca di una morte annunciata, si infatuano, si corteggiano, ridono, vivono appieno le nuove esperienze e insomma finiscono per sperimentare un’insperata felicità. Un’avventura sostanzialmente inverosimile viene resa possibile dai dettagli puntuali con cui Paasilinna struttura il suo romanzo. Le perplessità sul morire tutti insieme si accrescono, e il momento di farla davvero finita viene sempre procrastinato scoprendo che, sotto all’insoddisfazione per le loro vite, sopravvive ancora – arrivati a un finale piuttosto aperto – una nuova e fertile speranza: «I suicidandi arrivarono unanimemente alla conclusione che, fosse pure la morte la cosa più seria di questa vita, neanche quella lo era più di tanto».

 

(Arto Paasilinna, Piccoli suicidi tra amici, Iperborea, 2006, pp. 272, € 17.00)
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LA CRITICA

«In questa vita la cosa più seria è la morte, ma neanche quella più di tanto».

VOTO

7,5/10

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