Ri-tradurre i classici

La nuova versione italiana del “Signor Taddeo” di Adam Mickiewicz

di / 6 dicembre 2018

copertina di Messer Taddeo

Nel nostro paese, a differenza che altrove, non c’è la consuetudine di ri-tradurre periodicamente opere – in particolare classici – già apparse in traduzione italiana. Tanto maggiore è dunque l’interesse suscitato dalla recentissima versione del poema Il signor Taddeo (Pan Tadeusz nell’originale) del grande scrittore romantico polacco Adam Mickiewicz (1798-1855), edita a cura del polonista Silvano De Fanti per i tipi di Marsilio nella collana di classici centroeuropei Anemoni, curata da Annalisa Cosentino e Luigi Reitani.

Vera e propria pietra miliare della letteratura polacca, originalissima epopea nazionale «permeata dall’inizio alla fine di poesia pura», come ebbe a dire il famoso critico Wacław Borowy, capace di riunire in un insieme di armoniosa bellezza la rievocazione nostalgica di un mondo ormai scomparso, quello della nobiltà di provincia ancora serena ma pervasa dal presentimento dei drammatici eventi futuri, e la sofferenza per la tragedia storica vissuta dalla Polonia dopo la feroce repressione della rivolta antirussa del 1830-31, Pan Tadeusz è un’opera universale, che travalica i confini nazionali.

Scritta durante l’esilio di Mickiewicz a Parigi, dove si rifugiò buona parte dell’Emigrazione polacca, e pubblicata nel 1834 con il titolo Il signor Taddeo, ossia l’ultima incursione armata in Lituania. Storia nobiliare degli anni 1811-12, essa racconta l’ostilità di lunga data tra due famiglie, i Soplica e gli Horeszko, che osteggiano l’amore tra il giovane Taddeo, membro della prima, e Zofia, appartenente alla seconda. Quando però, al culmine della lotta per il possesso di un castello avito, arrivano le truppe russe, le due fazioni fanno fronte comune e dimenticano l’antica inimicizia. Alla fine del poema il protagonista ritrova il padre creduto morto (che, macchiatosi dell’uccisione di un membro della famiglia nemica, aveva espiato il proprio delitto combattendo nelle legioni napoleoniche e poi facendosi frate), mentre le truppe napoleoniche fanno il loro ingresso in Lituania con i generali Dąbrowski e Kniaziewicz, che tornano in patria dopo anni di esilio. Le due famiglie si riconciliano definitivamente, Taddeo e Zofia si sposano e ricevono in dono il castello conteso.

Il poema è stato tradotto in quasi tutte le lingue europee e nelle maggiori lingue dell’Estremo Oriente. La prima traduzione italiana, risalente al 1871, è una versione in prosa attribuita ad Arrigo Boito e basata non sul testo originale, bensì su una precedente versione francese. Per la prima traduzione dal polacco, sempre in prosa, bisognerà aspettare il 1924, quando Clotilde Garosci, pioniera della diffusione della letteratura polacca in Italia insieme alla sorella Cristina Agosti Garosci (che firma l’introduzione), pubblica in due volumi Pan Taddeo Soplitza per la storica casa editrice Carabba di Lanciano nella collana Scrittori italiani e stranieri. In seguito furono in molti a cimentarsi nella traduzione di frammenti dell’opera. Tra gli altri anche Angelo Maria Ripellino, di cui troppo spesso si dimentica il ruolo di mediatore della cultura polacca in Italia, che nel 1945 ne tradusse alcuni brani nella rivista Iridion. Quaderni polacchi di cultura.

Quella di Silvano De Fanti, molto attesa e frutto di lunghi anni di lavoro, è la prima traduzione integrale in versi dell’opera. Studioso di letteratura polacca e traduttore dal polacco, De Fanti ha scelto prima di tutto di chiamare il poema Messer Taddeo, titolo che ha un sapore antico e meno prosaico del tradizionale Signor Taddeo. Ma la vera sfida era costituita dal mantenimento dei versi e delle rime. Mickiewicz si era servito dell’alessandrino polacco, il tredecasillabo con cesura dopo il settenario. De Fanti ha optato per il verso martelliano, composto da una coppia di settenari anch’essi con cesura interna. Quanto alle rime baciate, che sono presenti in tutto il poema e che sarebbe stato problematico mantenere sia per la difficoltà di trovarne migliaia, sia per l’inevitabile pesantezza nella resa italiana, il traduttore ha operato un compromesso. Come spiega nella Nota al testo e alla traduzione, non aveva intenzione di «trasformare il poema in prosa, nemmeno nella cosiddetta “prosa poetica”. Allora si cercano ritmo e musicalità scovando rime interne e assonanze, si conservano rime baciate per i momenti che paiono “determinanti”, di buon effetto, in questo caso certi momenti retorici, descrittivi, comici, o incipit e finali di strofe particolarmente significative». Come la prima:

 

«Lituania, patria mia! Sei come la salute:
vi può apprezzare solo chi un giorno vi ha perdute,
Oggi la tua bellezza in tutto il suo incanto
mi appare e la descrivo, perché di te ho rimpianto».

 

Un’operazione riuscita, quella di De Fanti. Il testo è fluido, scorrevole, e mantiene appieno la poesia che lo permea nell’originale. A corredare la traduzione, un’introduzione sul poema, una ricca cronologia della biografia e dell’opera di Mickiewicz, un apparato di note e una bibliografia.

 

(Adam Mickiewicz, Messer Taddeo, trad. di Silvano De Fanti. Marsilio, 2018, pp. 473, euro 28)

 

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LA CRITICA

Un esempio di ri-traduzione di un classico fluida, filologicamente attenta e in grado di restituire al lettore l’anima dell’opera.

VOTO

9/10

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