Canzoni e vite di musicisti segnate da grandi scrittori

A proposito di “Rock Lit” di Liborio Conca

di / 12 febbraio 2019

Rock Lit di Liborio Conca copertina

Il matrimonio tra musica e letteratura è saldo e continua a dare esiti significativi. La missione di Rock Lit (Jimenez Edizioni, 2018) non è tanto contribuire al solito dibattito (vedi il Nobel a Bob Dylan) su quando la musica si elevi al rango di letteratura e poesia: preferisce scandagliare il più interessante processo creativo in cui la letteratura influisce nella composizione di una canzone. Liborio Conca, caporedattore del blog minima&moralia e una vita passata a parlare di musica sulle più autorevoli testate (ricordate la rubrica Re:Books sul Mucchio Selvaggio?), racconta alcuni dei frutti di quest’osmosi, presentando tante esistenze segnate artisticamente – e non solo – dalla letteratura.

Mixando artisti celebri a vicende più alternative e ricercate, ogni capitolo è un viaggio nel tempo: la scoperta di una scena, una città, una folgorazione. Apre le danze William S. Burroughs: un nome dall’estesa influenza che tornerà spesso nelle pagine di Rock Lit. L’autore di Il pasto nudo è una galassia creativa oscura verso cui confluiranno artisti del calibro di Patti Smith e Kurt Cobain, giusto per non svelare troppo al lettore. Da Burroughs si passa ai R.E.M.: la band di Athens incise con lo scrittore una nuova versione di “Star Me Kitten” da Automatic for the People. A colpi di Fiabe della Ricostruzione Stipe & Co. ci porteranno anche – a parere di chi scrive – al capitolo migliore del libro, incentrato sul Souther Gotic.

Il genere letterario nato dalle opere di autori immensi come Flannery O’Connor, Cormac McCarthy e Faulkner è arrivato negli accordi dei compianti Mark Linkous e Vic Chesnutt. Il primo, con gli Sparklehorse, ha segnato tra i momenti più alti della recente storia della musica americana, alimentato dalle letture di Pinckney Benedict e Breece D’J Pancake. Stesso discorso per i passaggi più intensi di Vic Chesnutt in cui si può trovare l’ironico tocco di Kafka. Prima di passare dall’altra parte dell’oceano, è giusto dedicarsi al cuore di Rock Lit e fermarsi un attimo al Chelsea Hotel di New York. Qui troviamo Leonard Cohen, l’artista che più di tutti ha annullato il divario tra musica e poesia. Ma come dicevamo, dall’America si passa all’Inghilterra ed ecco apparire i talentuosi primi passi di una certa Kate Bush ispirati dallo spirito guida Charlotte Brontë e i dolori del giovane Morrissey: un’adolescenza travagliata resa meno amara del suo miglior amico, Oscar Wilde.

Chiuso in maniera egregia da “Visioni”, Rock Lit – dalle fitte note da consultare obbligatoriamente – è senza dubbio un libro da leggere con la matita a portata di mano: sono innumerevoli le volte che il lettore dovrà appuntarsi i riferimenti e le opere da ascoltare, leggere e vedere. Consigliatissimo per gli appassionati di musica desiderosi di approfondire il background musicale, Rock Lit sarà una lettura felicissima anche per chi vuole conoscere nuove realtà di cui innamorarsi perdutamente. A prescindere dalla forma.

 

(Liborio Conca, Rock Lit, Jimenez Edizioni, 2018, pp. 208, euro 16)
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LA CRITICA

Rock Lit di Liborio Conca è un libro pieno di storie, canzoni, libri e riferimenti raccontati con passione, capace di appagare sia l’appassionato più esigente, sia chi desidera conoscere nuovi universi artistici di grande valore.

VOTO

7/10

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