La verità nelle case degli altri

“Dieci storie quasi vere” di Daniela Gambaro

di / 13 settembre 2021

Copertina di Dieci storie quasi vere di Gambaro

La metafora dell’osservatore che scruta attraverso le finestre all’interno delle case degli altri si rivela piuttosto calzante per descrivere l’esordio di Daniela Gambaro con l’editore Nutrimenti – già premiato al Campiello Opera prima 2021. Dieci storie quasi vere, come suggerisce il titolo, è una raccolta di dieci racconti di normale quotidianità, che si ha l’impressione di guardare a distanza ravvicinata, comodamente seduti su una panchina all’esterno di un’abitazione.

All’interno di queste abitazioni si racchiude l’universo cosmo dell’individuo, così fragile e delicato da dover essere preservato da ciò che di tremendo accade nel mondo da una parte, ma sempre in divenire, sopravvissuto e quindi impossibile da catturare dall’altra.

Alle prese con un dolore, con una scoperta, con una consapevolezza di sé o di qualcuno di diverso da sé, gli uomini e le donne di Gambaro hanno consistenza e sentimenti reali. Non sorprende quindi che la brevità dei racconti non sia affatto d’intralcio, e spiani anzi il terreno affinché tutti i personaggi, dai minori ai protagonisti, possano muoversi e affermarsi.

L’escamotage letterario utilizzato è rodato ma efficace: si è calati in un contesto piuttosto consueto, come in un tradizionale viaggio dell’eroe; qui, subentra un elemento esterno – un trasloco imminente, tartarughe marine che depongono le uova sulla spiaggia, il silenzio di una casa che fino a pochi giorni prima era rumorosa e intrisa di pollo fritto –, che interrompe o modifica la rotta; ciascun evento diventa così il pretesto per la rivelazione di un significato che trova la forza di esprimersi sollecitato dalle circostanze.

I rapporti familiari qui descritti, soprattutto quelli materni, si disvelano però non improvvisamente, come accadrebbe in un’epifania, ma per gradi, come in un rilascio lento e costante di tensione. È quello che accade alla protagonista di La Llorona, tra i racconti più significativi dell’intero libro. La donna sta affrontando un lutto traumatico e si è lasciata trascinare dalle sue amiche per un viaggio in Messico, nella speranza che questo possa facilitare un ritorno alla normalità. In un campeggio, dopo aver promesso ai genitori di una bambina, Gabriela, di occuparsi di lei durante la loro assenza, mentre il resto del gruppo ormai dorme dopo aver spiato le tartarughe a riva, in lei subentra un senso di pace, di comprensione, di conoscenza di sé stessa e delle cose che la circondano.

«Poi cercai le tartarughe in lontananza, provai a individuare i dossi rugosi e scuri dei loro carapaci, ma non riuscii a vederli. Mi avviai nella direzione in cui avevo visto procedere i ragazzi quella notte, ma quando raggiunsi il punto dove la prima delle tartarughe aveva scavato per deporre le uova, mi accorsi che non c’era più. Tutto ciò che rimaneva erano la sabbia smossa, disordinata, e il guscio lucente di qualche uovo più in superficie rispetto agli altri. Della tartaruga, delle tartarughe, non c’era più traccia, né lì né più avanti».

Quelle femminili sono figure fondamentali nella struttura portante della raccolta; il loro ruolo non è però rimarcato a tutti i costi: nella naturalezza dei rapporti narrati, come quello tra una figlia ormai adulta e sua madre, o quello tra una donna e la babysitter del suo bambino, si stagliano con nettezza sulla pagina e sono riconoscibili: persone uniche con storie altrettanto uniche. È il caso, ad esempio, del rapporto tri-generazionale in L’ultima dei Mohicani, in cui il ruolo materno si sdoppia in quello di mamma e di nonna; o in Aderenze, dove l’apparente incomunicabilità tra due donne che non hanno niente in comune si traduce in una forma di affetto autentica e speciale. O, ancora, in La stanza in più, dove l’affermazione della propria vita deve scontrarsi con il trauma di un tradimento.

Ogni storia è poi accompagnata e sostenuta da una scrittura armoniosa, snella, da uno stile vivido e, dove richiesto, anche esilarante: lo sfondo perfetto per una raccolta già matura.

 

(Daniela Gambaro, Dieci storie quasi vere, Nutrimenti, 2020, 136 pp., euro 15, articolo di Giovanna Nappi)
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