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Musica

“Raster Noton Anniversary” alla Gaité Lyrique di Parigi

di Jacopo Benedetti / 13 marzo

Venerdì 24 e sabato 25 febbraio 2012 sono stati, per gli amanti della musica elettronica (e non solo), due giorni difficilmente dimenticabili.
In quel riuscitissimo mix di classicità e futurismo che è la Gaité Lyrique di Parigi, è stato infatti celebrato l’anniversario di una delle più importanti label della musica contemporanea, la Raster Noton, fondata da Carsten Nicolai (alias Alva Noto) e Olaf Bender (alias Byetone).
La prima serata, decisamente “dance-oriented, ha visto quindi in scena Kangding Ray e successivamente gli stessi Byetone e Alva Noto; nella seconda, è stato invece presentato il progetto Décade, frutto della collaborazione tra Anne James Chaton (testi e voce), Andy Moor dei The Ex (chitarra) e ancora Alva Noto (elettronica).
Dopo un inizio molto promettente, affidato alla vena vivace, atmosferica e non priva persino di una certa tensione emotiva di Kangding Ray, sale sul palco l’attesissimo (almeno da me che assisto per la prima volta a un suo live) Byetone e si capisce da subito che ci sarà seriamente da divertirsi.
Lo show proposto è infatti di quelli adatti a lasciarsi andare scatenandosi in pista, sotto i colpi dosati di una cassa corposa e ovattata al tempo stesso, il cui timbro spesso “cicciotto è uno dei tratti distintivi del musicista tedesco. Le strutture compositive sono estremamente semplici e procedono generalmente per accumulo o sottrazione di sonorità nette ed essenziali dal sapore spesso industriale, cesellate con quella finezza e quello spirito di ricerca ossessiva che è forse, più di ogni altro elemento, ciò che accomuna maggiormente i vari rappresentanti dell’etichetta di Chemnitz; la melodia, quando presente, è solitamente scandita da linee di basso decisamente facili e in certi casi poco avvertibili, relegate quasi sullo sfondo; il senso del ritmo e della progressività è talmente spiccato da fare della sua esibizione, quanto a ballabilità, nettamente l’apice della serata. Il sound è scuro e l’andamento percussivo, fluidissimo, è orchestrato grazie a pochi ma efficaci componenti, per una minimal techno accattivante e nutrita dei più disparati glitchs; di tanto in tanto subentrano poi suoni ruvidi e invadenti che sembrano meramente giustapporsi, in modo fastidiosamente disarmonico, alla traccia originale e che finiscono invece, in certi casi, per costituire l’ossatura dalla quale si dipanerà il pezzo successivo.
Chiude quindi la serata Alva Noto con un live dall’impronta fortemente noise. La resa complessiva, pur mantenendo la solita proverbiale eleganza e il consueto rigore estetizzante nell’equilibrio compositivo, è infatti marcatamente più sporca che in precedenti sue esibizioni e non mancano perfino suoni vagamente rockeggianti, simili a fugaci e iperdistorte schitarrate; molti dei glitches utilizzati ricordano apparecchiature dal funzionamento meccanico quali vecchie macchine da scrivere, fotocamere analogiche coi loro caratteristici scatti o ancora trilli simili a quelli prodotti dall’apertura dello sportello dei registratori di cassa di un tempo; il tutto viene a innestarsi su ritmiche serrate e potenti, scandite dai battiti talora smorzati e talaltra sordi delle percussioni le quali, a loro volta, si stagliano su ronzanti, stridenti e brulicanti tappetoni i cui echi turbolenti rendono caotica e poco limpida l’intera trama sonora. A circa metà dell’esibizione sale poi sul palco Anne James Chaton e il duo così formatosi ci regala un momento di cadenzata ironia grazie al brano “Uni Acronym: su una base elettronica che procede in modo volutamente ripetitivo sino alla fine, il poète sonore originario di Besançon declama una lista, redatta in ordine alfabetico dalla A alla Z, di vari e risaputi acronimi (BIC, BIT, BMG, BMW, BMX ecc…) in corrispondenza dei quali scorrono nel frattempo sullo schermo alle loro spalle i rispettivi simboli.

La seconda serata, di tutt’altro genere, è stata dedicata alla presentazione del già nominato progetto Décade, nato nel 2009 dalla collaborazione tra Anne James Chaton, Alva Noto (conosciuto dal primo nel 2003) e Andy Moor (col quale Anne James Chaton costituì un duo a partire sempre dal 2003). Si tratta di un lavoro dalla vocazione altamente sperimentale in cui l’elettronica raffinata e severamente percussiva di Alva Noto si combina ai riff crudi, distorti e aggressivi della chitarra di Moor, a tratti letteralmente violentata dal musicista olandese che non esita a percuoterne la tastiera, piantarne il manico a terra sfregando più o meno nervosamente la paletta o battendo la stessa contro il suolo, o ancora a produrre vistosi e prolungati feedback, il tutto ad ogni modo alternato a momenti d’improvvisa delicatezza e inaspettata vocazione intimistica. Ai due risponde Anne James Chaton che con tono incorruttibilmente monocorde e una voce variamente effettata recita, dando luogo così ad un’alienante litania dal sapore fortemente ritualistico, versi surreali in differenti lingue (francese, inglese, tedesco, giapponese): vaghi ritratti d’individui tratteggiati a partire dall’assemblaggio di frasi lapidarie collegate tra loro per affinità concettuale e/o fonetica. Il risultato è una sorta di monolitico mantra di poco più di un’ora caratterizzato da un clima torvo e insolito e da un sound ipnotico, incalzante e a tratti ossessivo, per un prodotto finale che pecca forse di fiacchezza in qualche breve passaggio – anche se è difficile capire se tale valutazione dipenda da un’impressione soggettiva o piuttosto dalle peculiarità del pezzo in sè stesso – ma che nel complesso può a mio parere considerarsi estremamente interessante e originale.

 

Raster Noton Anniversary
con Alva Noto, Byetone, Kangding Ray, Anne James Chaton, Andy Moor.

Evento svoltosi il 24 e 25 febbraio presso la Gaité Lyrique di Parigi.