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“La natura imperiale della Germania”
di Marc Bloch

Quando l’autorità non è sempre riconosciuta

di Gabriele Sabatini / 31 luglio

«Molto più importante sarebbe cercare di analizzare l’influenza dell’idea imperiale sul movimento generale degli spiriti, in Germania, dopo il 1250, perché quell’idea in definitiva mai è stata dimenticata»; così scriveva lo storico francese Marc Bloch nel suo ciclo di lezioni L’Impero e l’idea di Impero sotto gli Hohenstaufen, riproposto oggi da Castelvecchi sotto il più seducente titolo La natura imperiale della Germania. Era la fine degli anni Venti; Adolf Hitler avrebbe preso il potere nel 1933, ma l’ideatore degli Annales già prefigurava quei caratteri «fondamentalmente dominatori del patriottismo tedesco», che avrebbero sostanziato la formazione del Terzo Reich.

Per comprendere lo spirito di questo scritto occorre necessariamente partire dal contesto per il quale esso è stato preparato: completare la preparazione dei futuri docenti di lingua e cultura tedesca in Francia.

È pertanto un compendio, che avvia le mosse dalla suddivisione dell’Impero carolingio arrivando sino al 1250, e che presenta con un linguaggio cristallino – in cui l’uso dell’aneddotica è dato con equilibrata parsimonia – l’istituzione imperiale e tutti i suoi meccanismi di potere (avvento e ruolo dei principi elettori, titoli e prerogative regie) e analizza come l’impero venisse percepito dai contemporanei; ossia se esso si fosse dovuto preoccupare dell’unificazione del popolo tedesco o se invece avrebbe dovuto alimentare proprie ambizioni universali, e pertanto egemoniche. In tal senso Bloch tramuta lo scontro con l’altra istituzione universale – il papato, il cui potere è al contempo superiore e inferiore a quello imperiale – da sottofondo necessario di tutta la prima parte del testo, a oggetto di indagine specifica nelle ultime pagine.

E il rapporto fra Roma e la Germania è fatto di necessità reciproca e contrasti accesissimi. L’imperatore non può infatti dirsi tale se non riceve la consacrazione dalla più alta autorità spirituale e, per riceverla, non può che recarsi nella capitale dell’Impero romano, altrimenti come avrebbe potuto anche solo pensarsi erede dei cesari?

Del resto all’imperatore non molto altro pare interessasse, Roma è sì nominalmente una città imperiale – addirittura si potrebbe intendere che ne sia la principale – ma periferica rispetto agli interessi tedeschi del sovrano, e quando nel 1143 la popolazione si rivoltò contro il Papa tentando di ricostruire il Senato e ripristinando l’acronimo SPQR, Federico Barbarossa venne in aiuto del pontefice: era il simbolo dell’impero ad interessare, era la consacrazione papale, non le istituzioni dei cittadini. La ricerca di una superiorità riconosciuta globalmente restò per gli Hohenstaufen sempre un’illusione; e le nazioni d’Europa non riconobbero nella Germania la prima fra di loro: «gli altri popoli avevano – infatti – piena coscienza che l’Impero, a dispetto delle sue aspirazioni all’universalità, fosse una cosa tedesca».

 

(Marc Bloch, La natura imperiale della Germania, a cura di Grado Giovanni Merlo – Francesco Mores, Roma, Castelvecchi, 2015, pp. 112, euro 14,00)

LA CRITICA - VOTO 8,5/10

Dall’autore di Apologia della storia un piccolo ma prezioso pezzo di storiografia. Scritto in un linguaggio chiaro, in cui storia evenemenziale, storia sociale e delle idee si sostengono a vicenda, Bloch presenta l’universo entro il quale l’Impero degli Svevi fiorì e soffrì.