Flanerí

Libri

“Tempesta” di Roger Vercel

di Giuliana Pagliari / 22 aprile

Tempesta di Roger Vercel (Nutrimenti, 2013) è la storia del capitano Renaud, il comandante del Cyclone, un rimorchiatore specializzato in salvataggi nelle acque burrascose davanti alla Bretagna, alle prese con una tempesta fuori dal comune.

Fin dalle prime pagine Vercel ci descrive una notte di tempesta, in cui Renaud risponde alla richiesta di soccorso di un cargo greco. Quello che sembra essere un compito di routine, a cui il capitano e i marinai del Cyclone sono avvezzi da anni, si trasforma in una titanica prova di resistenza, che lascerà un segno profondo nell’animo di Renaud.

Questa tempesta che si abbatte furibonda sul Cyclone si rivela infatti fondamentale per porre Renaud di fronte a una realtà che non vuole affrontare e che si trova costretto ad ammettere di non saper gestire. Dopo aver passato anni al suo fianco, dopo interminabili viaggi lungo mari calmi e burrascosi, una malattia colpisce Yvonne, la moglie del capitano Renaud, e la costringe a letto sulla terraferma. Solo nel momento in cui Yvonne si trova impossibilitata a seguire Renaud nei suoi viaggi, il capitano si rende conto dell’importanza fondamentale che la moglie ha sempre rivestito nella sua vita.

Come Renaud si rende presto conto, diversamente da quelle marittime, la tempesta che imperversa nella sua casa non può essere gestita con dei semplici ordini da impartire a marinai esperti. La malattia di una moglie comporta pazienza, impegno e costanza, tutte doti di cui Renaud, seppure ne sia padrone in mezzo al mare, scopre di essere completamente privo sulla terraferma. Se da una parte ci troviamo di fronte a un uomo, forte e risoluto in mare, rigido col proprio equipaggio e con chiunque incontri durante quei salvataggi in mezzo alle intemperie più sconfortanti, da un’altra parte, Vercel ci mostra un uomo terribilmente fragile non appena mette piede sulla terraferma, un uomo irascibile, egoista e incapace di amare.

Un uomo abituato a lottare strenuamente contro ogni onda, burrasca e imprevisto, che non riesce ad arrendersi all’inesorabilità della sofferenza della moglie, del suo graduale indebolimento, e infine della sua morte, tanto da preferire una fuga. Tornare in mare, lontano dalla realtà e da addii strazianti, con l’orizzonte come unico compagno di una vita da nomade, condannando Yvonne a passare gli ultimi attimi della sua vita in compagnia della sola vicina di casa, unico affetto capace di fare ciò che il comandante non riesce a fare: starle accanto nel momento dell’estremo bisogno.

Molto interessante una curiosità presente nel saggio Una radice di Primo Levi di Andrea Cortellessa, inserito in calce al romanzo, che racconta dell’ultima notte trascorsa da Primo Levi ad Auschwitz. Come Levi stesso spiega ne La ricerca delle radici, l’ultima sera trascorsa ad Auschwitz un medico greco gli diede questo romanzo di Vercel. Ed è così che Levi ricorda quella che sarebbe diventata l’ultima notte di prigionia, leggendo avidamente delle avventure del capitano Renaud tanto da affermare: «Di Roger Vercel ignoro tutto, perfino se è vivo o morto, ma sarei contento se fosse vivo e sano e continuasse a scrivere, perché mi piace il suo scrivere e mi piacerebbe scrivere come lui, e avere da raccontare le cose che lui racconta».


(Roger Vercel, Tempesta, trad. di Alice Volpi, Nutrimenti, 2013, pp. 239, euro 18)