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“Il mostro di Firenze” di Antonello Grimaldi

di Alessio Belli / 27 novembre

Partiamo da una domanda: la fiction italiana è pronta a trattare i fatti più sanguinari della sua storia?

14 settembre 1974. Prova a chiudere gli occhi e vedrai la bella campagna toscana di Borgo San Lorenzo. Il placido profilo dei rilievi, il tenero verde dei campi e della natura. Tutto questo fino a che il sole dona misericordioso i suoi raggi. Poi scende la notte. E arriva il mostro.

Sabato 14 settembre 1974 Pasquale Gentilcore – 19 anni – e Stefania Pettini – 18 anni – vengono uccisi a Rabatta, frazione di Borgo San Lorenzo. Sono circa le 23:45. Non soffermiamoci sulle modalità dell’omicidio: primo, perché non è questo il contesto adatto, secondo, perché la morte dei due giovani segna l’inizio delle più orribile parabola killer italiana: quella del mostro di Firenze.

Se, come si è giustamente detto in questa sezione di Flanerí, Romanzo criminale è la miglior serie italiana, credo per il secondo posto si debba considerare anche Il mostro di Firenze. Il prodotto tratto dal romanzo di De Cataldo ha dimostrato che una televisione di valore è possibile anche nel nostro paese, andando oltre i logori e imbarazzanti stereotipi incentrati su commissari, preti e medici in famiglia. Come Romanzo criminale, anche il Mostro prende vita da una pagina oscura della cronaca italiana, diversa vista l’entità degli eventi, ma comunque ancora molto sentita dalle persone che hanno vissuto in maniera più o meno diretta quei giorni.

Datata 2009, figlia della produzione del team Fox Crime/Cattleya, Il mostro di Firenze non possiede l’appeal per finire sulle magliette e nella venerazione dei fan come Romanzo criminale, ma il suo essere passata quasi totalmente in sordina lascia basiti. Le sei puntate mandate in onda da Fox Crime furono appena sufficienti a capire la mole del prodotto e l’ignobile programmazione affibbiatele in chiaro – in terza serata nel periodo estivo – suona tanto di autogol clamoroso.

La sigla è già il primo segnale che il prodotto merita rispetto: “Gioco di Bimba” di Le Orme è la melodia sinistra e inquietante con cui annunciare l’orrore.

La fiction percorre i binari della storia italiana e i fatti privati di piccoli eroi finiti per colpa di un folle destino nei meandri più oscuri della cronaca. C’è la battaglia disperata di Renzo Rontini, il padre di Pia, una delle primissime vittime del mostro, uccisa insieme al fidanzato nella campagna del Mugello nel 1984. Ci sono le indagini della Procura di Firenze, inizialmente spiazzate e allibite dall’inedita ferocia di un serial killer che l’Italia non aveva mai conosciuto.

Il mostro di Firenze seguirà il calvario e il dolore di un padre, ma anche tutti i suoi sforzi per trovare chi sta mietendo quel terrore. Ennio Fantastichini fornisce una pregevole interpretazione di Renzo, portando fisicamente e nelle espressioni il peso della battaglia. Tra i tanti attori invece nei panni dei rappresentanti della legge, Marco Giallini nel ruolo di Ruggero Perugini e Nicole Grimaudo nel ruolo di Silvia Della Monica.

Non calcando la mano sui particolari più forti e non sbilanciandosi sulle mille ipotesi ancora valide, Il mostro di Firenze è un gradino inferiore rispetto ai grandi romanzi noir televisivi stranieri, come per esempio l’immensa Red Riding, in cui si corre il rischio di scuotere visceralmente lo spettatore non per fini vani, ma solo per metterlo davanti i fatti. In bilico tra documentario, poliziesco e dramma, il lavoro rimane comunque ottimo – soprattutto se si considera il buonismo della televisione italiana – e ci permette di rispondere affermativamente alla domanda iniziale.

Magari in un prossimo futuro non dovremo aspettare il cuore della notte per rivedere quanto è stato oscuro il cuore omicida del Mostro.