“Verso la dolcezza” di François Bégaudeau

di / 7 giugno 2010

Parigi a cavallo delle ultime presidenziali, Parigi come sfondo urbano delle esperienze di uomini e donne alle prese con il proprio essere e con il caos dei sentimenti. Parliamo di Verso la dolcezza (Einaudi, 2010), dell'autore François Bégaudeau, già noto al pubblico per il precedente romanzo La classe, da cui è stato tratto l'omonimo film premiato con la Palma d'oro a Cannes.

Verso la dolcezza è un romanzo che poco ha di veramente dolce se non la «ricerca della dolcezza», più volte fatta notare, dei personaggi che lo abitano, in equilibrio precario sull'amara esistenza che il quotidiano riserva loro sotto forma di surrogato di vita. Niente di malinconico, poco di sentimentale: i personaggi vivono la realtà dell'oggi tra il bisogno d'amore e di sesso e il desiderio di realizzazione e libertà.

Ciò che più colpisce di questo romanzo è il distacco con cui vengono vissute e raccontate le storie dal protagonista, Jules, uno dei tanti adulescentes trentenni francesi. Alle soglie dei trentacinque anni «arrivò il momento di diventare uomo», questo è quanto sostiene, ad apertura di romanzo, Jules: una frase che, a ben vedere, potrebbe rappresentare la chiave di lettura di tutte le storie narrate in questo romanzo, il faro, il filo sottile e sotterraneo, il significato ultimo dell'opera che sembra volerci comunicare l'impossibilità a raggiungere la “forma”, che la società impone di perseguire, in contrapposizione a quanto “sta dentro” ogni essere umano, compresi i sogni e compreso il cinismo che in ciascun individuo rappresenta la forza per non soccombere alla disfatta dei desideri. Le storie di questi personaggi, assolutamente terrene, possiedono quella singolarità, intrinseca in ogni individuo, tale che, alla fine degli episodi narrati, si ha la sensazione di aver preso parte e visto da vicino il personale e divertente difetto che rende ogni esperienza umana degna di nota.

Bellissimi alcuni momenti del romanzo tra cui le parole di Jeanne, forse unico vero amore di Jules che «sognava dolcezza senza crederci lui per primo», la quale gli scrive una lettera perché non riesce a continuare quella storia d'amore fatta di rumori e priva dei silenzi che solo l'amore, non lui, può dare: «La verità è che tu non credi alla possibilità del sole. E addirittura disapprovi le benevole carezze dei suoi raggi. Tu ti ripari dai ricatti dell'emozioni. Al sentimentalismo preferisci il lirismo arido, ma il lirismo presto decollerà dal suo rigido piedistallo e tu resterai soltanto arido. Come una pietra».

Nell'insieme Verso la dolcezza risente, sia concettualmente che stilisticamente, del nostro insicuro e confuso presente e, di certo, l'autore ha voluto mostrare ai lettori, attraverso il tratto ironico di cui si serve nella descrizione della generazione dei trentenni, una delle facce più colpite di questo tempo.

(François Bégaudeau, Verso la dolcezza, trad. di Tiziana Lo Porto e Lorenza Pieri, Einaudi, 2010, pp. 152, euro 15,50)

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