“La mancanza di gusto” di Caroline Lunoir

di / 21 dicembre 2012

L’essenzialità e la raffinatezza espositiva della giovane autrice francese Caroline Lunoir smentiscono fin dalle prime righe l’impressione che il titolo del suo primo romanzo può suggerire al lettore. La mancanza di gusto (66thand2nd, 2012), di nome, ma non di fatto, dunque, è l’esordio letterario di un’avvocato penalista che vive e lavora a Parigi e che in un centinaio di pagine dipinge lo scenario immutato e nostalgico di una vacanza estiva in un castello di famiglia.

Dopo alcuni anni di assenza, Mathilde ritorna, come da tradizione, a trascorrere la settimana di Ferragosto nella casa del bisnonno dove ogni estate si raduna il “clan”: quattro generazioni organizzate in modo gerarchico e dominate, principalmente, dalla casta delle prozie. Il suo ritorno non è solo un percepire di nuovo gli spazi, le luci e i sapori di un luogo familiare e impassibile ai mutamenti, ma anche un ritorno a sé stessa e alle sue origini, a un tempo a lei sconosciuto che ha però contrassegnato inevitabilmente la sua esistenza e il suo posto nella società.

Nei diciassette brevi capitoli che scandiscono il racconto in prima persona della protagonista, Mathilde lascia trasparire la sua volontà, in un certo senso passiva come l’atmosfera che si respira nell’intera storia, di indagare e capire il sistema di valori che gli è stato trasmesso dalla sua famiglia e la rassegnazione che ciascun membro di essa, come anche il mondo che li circonda, ha perpetuato nel corso del tempo. I privilegi e i pregiudizi, spesso e volentieri celati, di una classe borghese un po’ fuori dal tempo in una Francia “della crisi” dei giorni nostri vengono svelati e messi in dubbio dalle acute osservazioni della protagonista e, in particolare, tramite il racconto di un episodio simbolico. Tutto si ricollega alla novità di quest’anno: una meravigliosa piscina fatta costruire dal generoso capofamiglia, il nonno di Mathilde, e la possibilità che lui decide di concedere a Rosana, custode del castello insieme al marito e al figlio, di bagnarsi nella piscina in assenza della famiglia. La sua personale iniziativa scatena, tuttavia, un risentimento e una diffidenza nel resto del clan, a parte Mathilde, e porta la custode a rinunciare autonomamente al diritto che le è stato concesso.

Attraverso questo episodio apparentemente irrilevante l’autrice, tramite le riflessioni e i commenti di Mathilde, sembra voler mettere in luce la condizione di permanenza dei privilegi, dell’inevitabile separazione esistente non solo tra le diverse classi sociali, ma anche tra le generazioni che qui si trovano a confronto. La chiave di analisi di questa separazione non proviene dalla consapevolezza di prendere parte a uno scontro, di portare avanti una lotta, come avveniva in passato per le generazioni dei genitori, dei nonni e bisnonni di Mathilde, ma dall’inerzia e dalla passività di fronte alla comodità e al benessere vissuto dalla sua generazione nel presente. E di questo Mathilde ne è pienamente consapevole: «Mi abbronzo, ma ho paura. Paura di questa abbronzatura facile. Paura di questa vita senza lotta. Paura della disinvolta logica del clan di cui sono un degno prodotto. […] Non c’è niente che io debba strappare al mondo per esistere. Ho conosciuto sempre e soltanto il benessere. Ho avuto in dote tutto il necessario per perpetuare la mia classe».

Altro spunto interessante e profondo presente in questa lettura apparentemente troppo snella e concisa, ma in realtà ricca di riflessioni sul rapporto che abbiamo con la nostra famiglia, è quindi la percezione che hanno di sé le generazioni “quasi adulte” di oggi, come quella di cui fa parte Mathilde. L’età della narratrice è, infatti, quella di passaggio alla piena autonomia di fronte alla propria famiglia e all’acquisizione di uno status di adulto a tutti gli effetti, che comporta anche un confronto definitivo con i valori e gli equilibri famigliari e la scelta di condividerli pienamente o distanziarsene.

La mancanza di gusto è un romanzo dai tratti satirici, essenziale e piacevole da leggere, ricco di spunti di riflessione importanti, proposti in un modo leggero e mai presuntuoso. Un esordio promettente quello di Caroline Lunoir, che merita di essere seguita con curiosità e anche un po’ di autoironia.
 

(Caroline Lunoir, La mancanza di gusto, trad. di Maurizia Balmelli e Elena Malanga, 66thand2nd, 2012, pp. 107, euro 12)

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