“American Hustle – L’apparenza inganna” di David O. Russell

di / 20 dicembre 2013

Dopo il successo mondiale di Il lato positivo, David O. Russell torna con la ricostruzione di una delle più grandi truffe della storia degli Stati Uniti con American Hustle – L’apparenza inganna.

L’operazione Abscam venne organizzata dall’FBI nel 1978 per smascherare un giro di corruzione e appalti truccati che coinvolgeva affaristi, politici locali e membri del Congresso. I federali si affidarono alle conoscenze di Melvin Weinberg, truffatore professionista che riuscì a organizzare con l’agente Anthony Amoroso Jr. una rete di trappole per ottenere le prove video delle mazzette.

Russell mantiene solo il nome dell’operazione e ricostruisce la vicenda in un film che non ha nessuna pretesa di rappresentazione storica dei fatti, rinnegando il modello vincente usato l’anno scorso da Ben Affleck in Argo scegliendo invece di dare libero sfogo a una fantasia priva di ogni elemento di realismo. Il suo truffatore, Irving Rosenfeld, accetta di collaborare per far uscire dal carcere la sua amante e socia Sydney, incastrata dall’ambizioso, seppur non totalmente brillante, agente Di Maso. Proprio l’ambizione del federale farà andare sempre più in alto nelle sfere della politica e del potere le indagini, coinvolgendo il sindaco di Camden, New Jersey, Carmine Polito, coinvolto nel programma di legalizzazione del gioco d’azzardo di Atlantic City, e attraverso di lui deputati di Washington ed esponenti della mafia italo-americana.

Russell ha due grandi pregi come autore: il primo è la capacità di muoversi, quasi senza rispetto, tra i vari generi cinematografici, senza preoccuparsi di andare fuori dai canoni dei differenti registri ma ricorrendo a linguaggi differenti arricchendoli con contaminazioni reciproche. American Hustle non è un film storico, né un film di spionaggio, o un film politico. O meglio, è tutti questi generi e insieme una commedia grottesca che mostra una carrellata di miseria umana, di derelitti sconfitti che cercano l’occasione per un riscatto. Rosenfeld e Di Maso si affidano entrambi all’operazione come fosse l’opportunità che aspettavano da sempre per cambiare vita, lasciandosi alle spalle truffe e inganni, o diventando finalmente il poliziotto d’azione, non uno dei tanti seduti dietro una scrivania, in grado di accendere ogni tipo di fantasia e soddisfazione.

Il secondo merito è quello di essere un eccellente direttore dei suoi interpreti. Ogni attore che lavora con lui dà il meglio di sé. A volte sembra semplice: basta prendere i più bravi che ci sono e il gioco è fatto. Ma Russell è abituato a lavorare con attori che già conosce, se li porta da un film all’altro, crea un legame che garantisce all’interprete la libertà di arricchire con le proprie intuizioni la sceneggiatura.

Non è un caso se, negli ultimi tre anni, i suoi attori sono finiti sempre per essere nominati o premiati con l’Oscar. È successo nel 2010 con The Fighter, che è valso il premio a Christian Bale e Melissa Leo e la nomination a Amy Adams. È successo di nuovo l’anno scorso con Il lato positivo, con quattro candidature nelle quattro categorie degli interpreti e la statuetta a Jennifer Lawrence. Non è difficile immaginare che con American Hustle andrà allo stesso modo. Perché i quattro protagonisti sono eccezionali. Christian Bale interpreta Rosenfeld con l’ennesima trasformazione fisica della sua carriera: venti chili in più che lo rendono disgustoso e un riporto in testa che è un complesso architettonico. Amy Adams nei panni di Sydney è sensuale, fragile, risoluta e incredibile quando passa dall’accento britannico a quello statunitense (bella sfida per il doppiaggio). Bradley Cooper è l’ambizioso e cretino Di Maso, Jennifer Lawrence è la sboccata moglie di Rosenfeld che lo tiene a bada con il sesso mentre lo inganna. Ai quattro affezionati di Russell si aggiunge Jeremy Renner, con banana di capelli posticci, come Carmine Polito, politico forse ingenuo ma sostanzialmente onesto.

Con American Hustle David O. Russell conclude una trilogia ideale, iniziata con The Fighter e proseguita con Il lato positivo, dedicata al riscatto degli sconfitti. Lo fa con quello che probabilmente è il miglior film della sua carriera.

(American Hustle – L’apparenza inganna, di David O. Russell, 2013, commedia, 138’)

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