“XXI secolo”
di Paolo Zardi

Una felice sorpresa tra i finalisti allo #Strega15

di / 27 maggio 2015

«Anche se non ancora a metà, il ventunesimo era già candidato a diventare il secolo più merdoso della storia. Nessuno ricordava com’era cominciato il declino. Qualcosa, all’improvviso, s’era rotto. Ognuno aveva continuato a fare quello che aveva sempre fatto, ma a un certo punto non era più bastato. Avevano lottato con coraggio; poi, avevano ceduto a una disperazione composta; infine, era calata una tristezza immanente, irrimediabile. Per millenni avevano aspettato con terrore la fine del mondo; ora, era come se la fine fosse già avvenuta di nascosto, e non ci fosse più nulla da aspettare. Tiravano avanti per inerzia, per abitudine, stanchezza, con facce spente, postcoitali».

XXI Secolo di Paolo Zardi (NEO. edizioni, 2015), candidato al Premio Strega 2015, è una drammatica prefigurazione di un futuro prossimo, una distopia che scuote le coscienze di un Occidente in decadenza. Ma è anche il dramma morale, parallelo e che simbolicamente rimanda a quello collettivo, di un marito che scopre di essere tradito nel momento in cui la sua adorata moglie diventa un corpo inerme e emaciato, un recipiente svuotato di funzioni, sentimento e cognizione. Quel corpo di donna ridotto a vegetale diventa figura allegorica del disfacimento dell’opulente società occidentale. Un ritorno agli istinti, agli egoismi ai bisogni primordiali in un mondo che risente degli influssi di Cormac McCarthy e del José Saramago di Cecità.

La scoperta di non conoscere fino in fondo la persona che si è scelto di avere accanto, costringe un uomo, un semplice venditore porta a porta di sistemi di depurazione dell’acqua domestica, già spossato e vinto dalla cupezza del tempo di crisi, a intraprendere un’‹‹indagine macchinosa›› mettendo in discussione tutto: «Si chiese cosa avrebbe dovuto scoprire, se l’identità dell’amante, quella di Eleonore o la propria».

Si rende conto che la verità è più complessa della menzogna e che la realtà così come noi la vediamo, deformata dalla nostra esperienza, è diversa da quella che vedono gli altri. Non esiste una realtà fuori da noi. Esiste solo la realtà vista con la nostra lente interpretativa.

A volte fatti tragici ci costringono a rivedere la nostra visione come accade al protagonista di XXI Secolo. E allora si rende necessaria una recisione netta e dolorosa con il proprio passato che ha tutta la pienezza del gesto necessario, anche se si è troppo immersi nel presente per tollerare il peso fisico dei ricordi: «Quindi avevano un cane, e lui non l’aveva mai saputo. Era vissuto nella convinzione che esistesse solo ciò che poteva vedere, toccare. Invece aveva un cane, Miriam aveva il ciclo, e sua moglie aveva un amante».

È un libro impietoso il cui protagonista si trova costretto a spiegarsi la morte, a immaginarsi i molteplici modi in cui si può essere traditi, ad ammettere ferite e malattie di cui non si è affatto immuni come si credeva. Da tutto questo il personaggio di Zardi ne esce spaventato e agguerrito allo stesso tempo: «Per quanto la vita si fosse accanita su di loro, sarebbero sopravvissuti».

Ora comprende che da quel trauma ha potuto ricavare una nuova capacità di visione: «Dopo la scoperta del cellulare, ogni istante della vita precedente andava decodificato secondo un nuovo schema interpretativo».

Il finale è apocalittico. Dalla prospettiva ristretta di una terza persona distaccata si passa a un narratore onnisciente spietato senza soluzione di continuità.

Il protagonista guarda il giardino di casa e vi proietta la furia sorda e gigantesca che sta maturando lì vicino: «C’era un’aria lacustre. La luna, girata su un fianco, galleggiava nel cielo come una medusa gigante che arranca verso il fondo di un mare rancido. Illuminava a stento quella periferia esausta, il centro lontano con i suoi grattacieli decrepiti, i campanili restaurati e le case del quartiere, silenziose, diroccate, accerchiate da un buio ancestrale».

Zardi governa la sua narrazione senza cedimenti, senza commozioni, lasciando piuttosto che sia il lettore a commuoversi.

Il risultato non è un abbozzo ma un disegno preciso, terribile, che parla chiaro all’immaginazione di chi legge.

(Paolo Zardi, XXI Secolo, NEO. edizioni, 2015, pp. 160, euro 11,05)

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LA CRITICA

XXI Secolo prefigura un generale imbarbarimento dell’umanità fondendo intimo e collettivo in una rapsodia dove la realtà si imprime così fortemente nel corpo comatoso di Eleonore da non riuscire talvolta a distinguere dove finisca il personale e dove inizia il racconto di un’epoca tristemente attuale.

VOTO

7/10

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effe

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