“Mailand”
di Nicola Pezzoli

Il libro che conclude la trilogia dello scrittore lombardo

di / 7 settembre 2016

Quando inizio a leggere Mailand di Nicola Pezzoli (Neo Edizioni, 2016), una voce si fa più certa e riconoscibile attraverso l’inesauribile tela del racconto, come la luce sull’elmetto del minatore svela la realtà prima avvolta dalla penombra.

La voce è quella di un vecchio amico, Corradino, che con questo romanzo chiude la trilogia di formazione iniziata con Due soli a motore e poi proseguita con Chiudi gli occhi e guarda, qui soprannominato Konrad dai suoi coinquilini, Marco, il belloccio emiliano «ciulaciornie», da cui è attratto, e Beniamino, «brutasél» ma intelligente e ironico: «Eravamo molto diversi. Un longobardo, un bolognese e un siciliano…roba da barzellette popolari».

Pezzoli si trova qui a reinventare un nuovo punto di vista del suo protagonista sul mondo. Stavolta, dopo il racconto della sua infanzia in campagna a Cuviago e dell’adolescenza filtrata dal ricordo di un’estate al mare, Corradino è ormai un ventenne, universitario fuoricorso in trasferta a Milano. Anzi, Mailand, Milano in tedesco, per sottolineare il suo smarrimento nella “Milano da bere” anni Ottanta, una città «a misura duomo».

Siamo infatti nel 1987. Il benessere e la tecnologia stanno cominciando ad imprimere alla vita una velocità destinata a gettare i più deboli in un disorientamento generale.

Konrad in questo non fa eccezione. La sua bussola appare completamente impazzita. Gli piace scrivere, vorrebbe fare il corrispondente dall’estero ma ha finito per iscriversi a una «fuck-oltà», Scienze politiche che non lo soddisfa: «…tratto in inganno dal nome altisonante, l’avevo creduta una facoltà chic, frequentata da gente a metà fra il rampollo di diplomatico e l’idealista riformatore. E magari ragazzi così ce n’erano. A me non riuscì mai di incrociarne mezzo. Mi ritrovai intruppato in una banda di nullafacenti che miravano solo a posticipare la naja, e ogni entusiasmo scemò».

A casa, dove tornava ogni venerdì, era da una parte accolto dall’amorevole mamma, dall’altra bacchettato dalla nonna bigotta: «Fu solo, quando quella vita da predestinato fuoricorso mi fece sentire abbastanza in colpa nei confronti della mamma che presi la decisione di trovarmi un lavoretto».

Come diceva Walter Benjamin, il labirinto è la via di chi non vuole arrivare alla meta, così Corradino rinvia in continuazione il suo appuntamento con il futuro è trova impiego in una bizzarra Agenzia per Biglietti di Suicidio aperta da un altrettanto enigmatico personaggio, Alfredo Valeriano Dupré, stesso volto di Romain Gary, «stessi occhi malinconici, eppure attraversati da lampi di pura ironia».

Tra gag esilaranti con i clienti aspiranti suicidi e partite infinite a Risiko con Marco e Beniamino, Corradino continua però a portarsi sulle spalle un gravoso carico di angosce paralizzanti circa il suo orientamento sessuale. Si sente «un alieno in cerca dei suoi simili sul pianeta delle scimmie» in anni in cui omosessualità e Aids diventano sinonimi. Konrad si definisce bisessuale: «Perché non riesco a decidermi tra maschi e femmine? Servisse a godere il doppio, questa disorientante polivalenza. Invece raddoppia solo i patimenti». A elevare la tensione contribuiscono anche una serie di lettere anonime che contengono pagine di un vecchio diario del liceo e introducono un elemento giallo nel romanzo.

Come si vede dal neologismo «monosessualità» e dall’espressionismo verbale, per Pezzoli contano le parole, «il lato interno delle parole» (quasi una dichiarazione di poetica), non le cose. La cura dell’impasto linguistico, fatto lievitare con l’uso del dialetto, neologismi e giochi di parole, rende empatica la lettura di quello che vede e sente Konrad, il suo essere un sismografo umano, sensibile alle scosse non immediatamente percepibili della vita.

 

(Nicola Pezzoli, Mailand, Neo Edizioni, 2016, pp. 184, euro 14)
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LA CRITICA

Con Mailand la vena immaginifica e umoristica dell’affabulatore Nicola Pezzoli, dal linguaggio formalmente spericolato, entra ancora più in diretta sintonia con i suoi lettori, quale generatore inesauribile di sincere e contrastanti emozioni.

VOTO

8/10

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