“La voce umana”
di Jean Cocteau

Al Teatro Vittoria la rilettura contemporanea della pièce per la regia di Giancarlo Gentilucci

di / 16 settembre 2016

La voce umana è un’opera del 1930 e rappresenta la pièce più celebre dello scrittore francese Jean Cocteau.

In scena, in una camera con un letto sfatto, è presente solamente una donna al telefono. L’apparecchio suona, ma in quella camera che sembra essere ritagliata nel buio, il segnale è stentato e la conversazione procede faticosamente e a singhiozzo.

Elegante, ma scomposta, la donna si affanna per cercare di rimanere attaccata all’ultima telefonata con l’amante. L’ultima, drammatica, conversazione che, con la scusa di concordare come smaltire le scorie dell’amore – una valigia con pochi vestiti e le lettere scambiate negli anni, da bruciare, il cane, inconsolabile e rabbioso – le permette di sentire ancora la sua voce.

Cocteau scrive un monologo così perfetto che si ha la sensazione esatta dell’articolarsi della conversazione: la tenerezza malcelata, la preoccupazione che entrambi gli interlocutori nutrono per la salute dell’altro, la dolce inflessibilità dell’uomo nel cercare di contenere la donna all’interno dei confini del confronto civile, di impedirle di cedere alla disperazione e al languore della nostalgia, il tentativo goffo della donna di suggerire ancora il sentimento nascondendo un «amore mio» dietro ogni intercalare.

Il monologo telefonico rivela, nel procedere, risvolti sempre più amari mostrando come la donna, abbandonata, si riscopra priva di appigli e di amicizie, sola al punto da disperarsi e tentare il suicidio, prostrata dall’impotenza nei confronti dell’epilogo imminente della storia d’amore con l’uomo all’altro capo del filo.

Abbassare la cornetta – recitano le note di regia – rappresenta un atto distruttivo, che nega l’esistenza stessa della donna e decreta la vittoria dell’impossibilità/incapacità di comunicare. Rifiutare il dialogo, in questo testo, significa imporre il silenzio e la morte.

La voce umana è un testo indiscutibilmente complesso, doppiamente difficoltoso da interpretare in quanto, da un lato, impegna l’interprete a dare voce e animo anche al personaggio invisibile dell’uomo, dall’altro richiede un’autenticità assoluta dei sentimenti, per evitare di cadere in un’atona ripetitività.

Veronica Visentin si confronta con attrici del calibro Anna Magnani, Una voce umana per la regia di Rossellini, e si dimostra capace di dimostrare una sensibilità rara – per quanto incostante – riempiendo di senso e di vissuto alcuni passaggi. Nonostante ciò è poco apprezzata la declinazione digitale della telefonata, con la mancanza di segnale a rendere l’effetto dello scarso livello della comunicazione telefonica parigina d’anteguerra. L’eleganza naturale della Visentin avrebbe, del resto, permesso di collocare la messa in scena anche all’interno della cornice originale dell’opera, sfruttando maggiormente i momenti ironici per ammantare il personaggio dell’algida compostezza delle donne in bianco e nero.

 

La voce umana di Jean Cocteau

regia di Giancarlo Gentilucci
con Veronica Visentin
Roma, Teatro Vittoria, 15 settembre 2016

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LA CRITICA

La rilettura contemporanea di un testo molto impegnativo.

VOTO

7/10

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