“Un Amore”
dei Marcello e il mio amico Tommaso

La prova più importante della band romana

di / 15 dicembre 2016

C’è un ragazzo alto, con gli occhiali e delle cuffie. È in discoteca, luci stroboscopiche. Ragazzi che ballano, ridono con i cocktail in mano e lui, Marcello Newman, completamente inespressivo canta rivolto verso la telecamera “Blues Balneare”, singolo tratto dal disco Nudità. Questa stessa sensazione di profondo disagio e alienazione – trovarsi soli in un mondo altro rispetto al proprio con cui non poter e non voler spartire nulla – rimane centrale anche nell’ultimo Lp dei Marcello e il mio amico Tommaso, Un Amore.

Ci sono degli aspetti in questo lavoro – non da un punto di vista strumentale – che possono ricordare la wave italiana (soprattutto fiorentina) anni ’80. Uno di questi è la voce. C’è una disperazione di fondo nel cantato sgraziato di Marcello Newman che può rimandare ai Diaframma in primis, ma anche a una certa tragicità alla Pelù di Desaparecido. L’insieme interpretazione del cantato e scrittura dei testi ne fa uscire un qualcosa di molto interessante, dove sembra che Federico Fiumani abbia scritto e interpretato i propri testi dopo esser stato a uno corso tenuto da Francesco Bianconi e dal suo assistente Niccolò Contessa su come scrivere i testi. E in un periodo in cui in Italia si sta prendendo chiaramente un’altra direzione (vedi l’ultimo caso Pop X), i Marcello e il mio amico Tommaso risultano un fenomeno quantomeno singolare.

Con Un Amore, i Marcello e il mio amico Tommaso, scelgono di intraprendere un discorso musicale diverso da quello attuale italiano, che non è un cantautorato (o nuovo cantautorato) puro sulla scia dei vari Dimartino o Colapesce e di conseguenza Calcutta, o una rivisitazione nostalgia alla Thegiornalisti, o una deformazione del disimpegno di Battisti  stile Pop X, ma un indie rock, sporco, che ha tra i vari riferimenti possibili il contesto dei Los Campesinos! (soprattutto gli ultimi, quelli di No Blues), alcuni spunti ritmici alla Interpol e un fare corale alla Arcade Fire, il tutto sviluppato attraverso un atteggiamento punk – la brevità dei testi lo testimoniano. Un lavoro da band vero e proprio.

E se nell’approccio canoro lo stigma è quello di Federico Fiumani, nella vocazione poetica il punto di riferimento sono i Baustelle. L’autocommiserazione del sé che fluttua in una zona grigia in cui comunque potersi rispecchiare e crogiolarsi (“Non è il top”: «Il vino di merda ti rende migliore / Ma non mi va»); l’attesa che sia qualcosa al di fuori della propria volontà a cambiare la propria vita e i propri orizzonti (“La luna”: «Nuvola portami via da qua / Ad Amsterdam o al cinema». Una rivisitazione del concetto di commistione tra sacro e profano – uno spunto interessante può essere ritrovato nelle liriche di “Il Nulla” dei Baustelle: «Tu vai per mostre e città / Festival bar / Sai di caffè di Parigi e stai sul porto di Amsterdam / Mi dici che ti emoziona il tramonto/ E io ti chiedo se ce l’hai/ Per caso in tasca un chewingum»); l’incapacità strutturale di essere e poter essere qualcosa di meglio per la persona che si ama ( “2009 (un sogno)”: «Ed è dal 2009 che aspetto questo momento/Procurarti un orgasmo»). Ne esce fuori un io inadeguato e superficiale. Un io che attinge da quello di Bianconi, passando per quello di Contessa, che viene ulteriormente estremizzato portandolo a una sorta di collasso. E in questa descrizione, Marcello e il mio amico Tommaso, allargando il tutto in una dimensione generazionale e poi umana, disegnano uno scenario inquietante dai tratti distopici.

Un Amore racconta in maniera veemente il minimalismo della vita, andando a toccare con accuratezza snodi fondamentali del rapporto tra gli individui in un lavoro che ha da dire molto e da cui è possibile trarre degli spunti di riflessione. Non piegandosi a mode, i Marcello e il mio amico Tommaso si distaccano da certi clichè e raccontano una parte di mondo senza strizzare l’occhio a nessuno.

(Un Amore, Marcello e il mio amico Tommaso, indie pop-rock)

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LA CRITICA

Un Amore, ultimo disco dei Marcello e il mio amico Tommaso, è un lavoro che funziona sia da un punto di vista testuale sia da un punto di vista strumentale, e rende palese il fatto che è possibile dire qualcosa di interessante senza doversi cucire addosso per forza l’immagine del personaggio mediatico più o meno scomodo.

VOTO

7/10

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