“Quell’angolino tranquillo a sinistra”
di Mehdi Rabbi

di / 30 gennaio 2017

Da tempo ho sostituito il comfort food con il comfort book. L’ultimo in ordine cronologico è Quell’angolino tranquillo a sinistra di Mehdi Rabbi (Ponte33, 2015), una piccola raccolta di racconti da cui non sono riuscita a staccarmi per settimane.

Quelle narrate da Mehdi Rabbi, infatti, sono storie-rifugio in cui è piacevole galleggiare ogni qual volta se ne senta il bisogno. Non fraintendetemi, la realtà descritta non è edulcorata né tanto meno resa banale da situazioni stereotipate, semplicemente Rabbi riesce a rendere immediata la complessità delle emozioni che regolano l’inizio di un amore, un rifiuto, una sconfitta, un’amicizia, il difficile confronto con la morte e così via. Tematiche ordinarie, esperite da tutti prima o poi, ma fatte affiorare con parole sincere che rifiutano l’esasperazione artificiale dei sentimenti poiché ricercano la verità. Il rischio quindi di incorrere in dialoghi patetici, fortunatamente, non esiste.

Ponte33 è una piccola casa editrice che si propone di far conoscere la produzione culturale della vasta area geografica di lingua persiana. Nel caso di Rabbi è l’Iran, che non scompare ma rimane sullo sfondo, divenendo il luogo che accoglie tutti i personaggi e li lascia liberi di agire. L’autore alterna senza sosta, racconto dopo racconto, il caos della città, la modernità con le sue regole frenetiche ai campi e alla spontaneità di villaggi e piccoli paesi. Tutto, in ogni caso, concorre a chiarire la narrazione creando una corrispondenza armoniosa, ma non coincidente, tra quanto accade fuori e dentro l’animo dei personaggi.

A dare il titolo all’intera raccolta è il primo racconto, una narrazione che muove dall’esistenza solitaria del protagonista sino a giungere all’incontro con l’Altro, imperfetto e bizzarro ma comunque complementare. In questo racconto Rabbi dimostra una sensibilità straordinaria nel mantenere intatta l’unicità dell’individuo senza però abbandonare la ricerca della felicità che, sebbene sia declinata in modo differente dai vari personaggi, risulta assumere sempre la forma di condivisione. I momenti così condivisi cessano quindi di essere ordinari poiché, senza presunzione, rivelano la loro fragilità emozionale.

La vita di tutti i giorni tende a farci dimenticare quanto sia bello essere fragili ma Rabbi ce lo ricorda con parole semplici.

 

(Mehdi Rabbi, Quell’angolino tranquillo a sinistra, trad. di Mario Vitalone, Ponte33, 2015, pp. 123, euro 14)
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LA CRITICA

Bastano tredici racconti per narrare emozioni. Basta un racconto di Mehdi Rabbi per coglierle tutte.

VOTO

7/10

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