“Slam – Tutto per una ragazza”
di Andrea Molaioli

Nick Hornby a Roma con Tony Hawk

di / 17 marzo 2017

Poster italiano di Slam – Tutto per una ragazza su Flanerí

Quando è stato presentato all’ultima edizione del Torino Film Festival, Slam – Tutto per una ragazza, il nuovo film di Andrea Molaioli tratto da un best seller di Nick Hornby, non ha ricevuto la migliore delle accoglienze. C’è stata una certa freddezza verso il tentativo di coniugare lo spirito dello scrittore inglese con la realtà del cinema italiano, forse immotivata, sicuramente eccessiva. È probabile che il tema centrale del film – la gravidanza di una coppia di giovanissimi –, così vicino a Piuma di Roan Johnson, visto a Venezia un paio di mesi prima, ha suscitato un certo senso di saturazione. Ma Slam riesce in quello che non era riuscito a Johnson, ossia mantenersi sul giusto livello di spontaneità e di realismo, anche nei momenti in cui prende strade discutibili.

Il protagonista, Samuele detto Sam, ha sedici anni e una grande passione per lo skateboard. Tony Hawk è il suo unico idolo, il suo adulto di riferimento. I genitori sono due appena trentenni separati e ancora lontani dall’essere cresciuti, seppur in modo diverso. Un giorno, Sam incontra Alice e scatta l’amore con la conseguenza più inattesa e devastante per una coppia di ragazzini: una gravidanza. Come i suoi genitori prima di lui, Sam si ritrova a dover fare i conti con la vita dei grandi che gli piomba addosso all’improvviso.

La paura principale che suscitava Slam – Tutto per una ragazza già in fase di produzione era quella di aver perso un altro regista di talento sull’affollato altare della commedia, l’unico genere ritenuto degno di essere prodotto nel nostro mercato cinematografico. Negli ultimi anni, altri registi che avevano fatto vedere qualcosa di interessante – ad esempio Riccardo Milani, o Guido Chiesa – hanno deciso di uniformarsi alla proposta imperante di commedie facilmente dimenticabili, basate su un buono spunto di partenza e poco altro. Molaioli, cresciuto cinematograficamente all’ombra di Nanni Moretti, aveva fatto capire di avere una sua – bella – voce dieci anni fa con l’esordio di La ragazza del lago, per poi proseguire quattro anni più tardi con Il gioiellino. Film capaci di guardare alle produzioni di genere con uno sguardo d’autore.

Questo sguardo, per fortuna, si mantiene in Slam, che è sì una commedia ma si distingue dalla massa proprio per quel tocco in più che è in grado di dare un regista di talento. Non è solo il libro di Hornby a fornire gli spunti più interessanti. Non basta quello, perché sennò anche il terrificante È nata una star? con Rocco Papaleo, Luciana Litizzetto e il figlio di Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini avrebbe avuto un qualche valore oltre a quello di esempio negativo. Molaioli è riuscito a fare una commedia diversa dalla massa della proposta nazionale, mantenendo la sua identità di regista nel linguaggio e nella confezione, con la colonna sonora di Teho Teardo, ad esempio, così lontana dai canoni imperanti.

I due giovani protagonisti, Ludovico Tersigni e Barbara Ramella, giovani davvero e non solo nella finzione cinematografica, riescono a mantenere una dose di autenticità grazie alla regia di Molaioli, supportati dagli adulti Luca Marinelli e Jasmine Trinca, a suo agio in un ruolo più leggero.

Dove hanno sbagliato, il regista e i due cosceneggiatori Francesco Bruni e Ludovica Rampoldi, è nella struttura temporale del film. Sam si ritrova a vivere dei lampi di futuro senza capire come e perché. Va a letto la sera e si risveglia già padre, poi torna al presente. L’intenzione era quella di fare un’analogia con il trick di skate da cui è ossessionato, il “900” (due giri completi più mezzo giro), per spiegare questo andare avanti e tornare indietro, ma questi flashforward non aggiungono nulla, sembrano solo dei pretesti per aggiungere un elemento originale, ma inutile.

(Slam – Tutto per una ragazza, di Andrea Molatoli, 2016, commedia, 100’)

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LA CRITICA

Andrea Molaioli adatta Nick Hornby riuscendo a non cedere ai canoni imperanti della commedia nazionale. È una buona sintesi tra stile british e cinema italiano, peccato solo per quel tentativo di stupire a tutti i costi.

VOTO

6,5/10

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