“Briciole dai piccioni”
di Alessandro Turati

Un ritratto di deformazione più che di formazione

di / 4 ottobre 2017

Briciole dai piccioni di Alessandro Turati (Neo Edizioni, 2016) è un ritratto di deformazione più che di formazione, un perfetto ritratto di ciò che eravamo e purtroppo siamo ancora.

La trama dei ricordi diventa una scusa per raccontare le sfumature di una società complessa che si barcamena a fatica tra identità incerte e ideali traditi.

Il protagonista, anche alla soglia dei quarant’anni, è un adolescente di ritorno, perennemente insoddisfatto perché non si è mai sentito a casa con se stesso. Le sue frustrazioni le affoga nell’alcol. Il tema centrale del libro è quello dell’identità: non si smette mai, sembra rivelarci l’autore, di cercare chi siamo veramente o chi potremmo essere. Continuamente balugina tra le pagine la luce tagliente della sconfitta e dell’umiliazione che a essa segue inevitabile come un’ombra. Si tratta di quella luce grazie a cui inquadriamo noi stessi senza ipocrisie e che ci permette di avere pietà di noi stessi o quantomeno di fare autoironia.

Ma a ben vedere, quella che narra Turati è una crisi esistenziale ma anche generazionale e sociologica. I giovani di oggi vivono impotenti e tormentati da fastidiosa inquietudine, in un mondo dove non c’è futuro, perlomeno non il futuro di una volta, perché la crisi economica ha eroso piano piano ciò che sembrava eterno: la classe media borghese. Dunque è evidente il disorientamento di una generazione a causa del cambiamento politico che si traduce in sentimenti di rabbia, violenza e profonda depressione.

L’ho narrante si presenta come un ragazzo quasi privo di affetti se non impalpabili, anche l’amore ha il volto di una salvifica Beatrice impotente. Ha una famiglia cui non sembra legato più di tanto e una vita priva di aspettative. Nel dipingere le figure dei genitori si avverte una strisciante nostalgia per un concetto forte di autorità. Squattrinato e senza un lavoro fisso, gli rimane solo la sua inettitudine, il suo piangersi addosso. Tenta perciò la via dei disperati. Ma il volontariato è forse solo un modo per procrastinare il suo limbo di aspirante adulto.

Briciole dai piccioni non è un romanzo che implora compassione ed empatia. È scritto con quell’ironia sfacciata e quella sincerità così schietta che mette a disagio.

 

(Alessandro Turati, Briciole dai piccioni, Neo Edizioni, 2016, pp. 176, euro 13)
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LA CRITICA

La scrittura di Alessandro Turati intercetta i rovelli dell’anima muovendosi sulla superficie del mondo contemporaneo con perfetta imperfezione e semplicità, con rancore e nostalgia.

 

VOTO

7/10

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