La disforia di una generazione che si scopre disagiata

“Come una canzone” di Luca Giachi

di / 8 novembre 2017

Come una canzone - Luca Giachi - Recensione | Flanerí

Siamo la generazione esaurita. L’instabilità emotiva è diventata una moda. Di conseguenza si finisce per sentirsi drammaticamente inadeguati alla realtà. Come una canzone di Luca Giachi (Hacca, 2016) è rivolto a tutti quei ragazzi e ragazze che entrano nell’età adulta sentendosi angosciati, confusi, frustrati, perduti, depressi e preda di una fortissima ansia.

Quando sei bambino ti insegnano che, se non otterrai certi voti, non potrai avere quella certa cosa, perciò cerchi costantemente di migliorarti, assorbendo una pressione enorme. Si crea così una spirale pericolosa in cui continuamente ci si giudica severamente. Avere obiettivi è importante, ma si è talmente concentrati nel raggiungerli, che non ci è permesso di essere felici.

È un po’ il paradosso dei giovani di oggi: educati, colti, ben istruiti, cresciuti nella convinzione di raggiungere i migliori posti di lavoro e che invece non ottengono un bel niente, finendo per non godere neppure dei privilegi sociali ed economici di cui godevano i genitori. Una classe agiata si scopre disagiata: colleziona titoli di studio, lavori precari e insuccessi.

Mattia è un campione di questa generazione che vive una dolorosa disforia tra chi siamo diventati nella realtà e quello che pensavamo di diventare nella nostra ottimistica e infantile immaginazione. Vulnerabile, pieno di insicurezze su sé stesso e il suo lavoro, Mattia decide di risollevarsi da un recente fallimento sentimentale ributtandosi nella «fantastica e meravigliosa scena musicale indipendente romana […] più che di una pseudo scena musicale di una sorta di setta per sfigati accaniti di cause perse in partenza».

Non è certo un lavoro. Mattia mantiene comunque l’impiego nel prestigioso studio dello zio a via della Camilluccia, mettendo a frutto la sua laurea «108 su 110, ma era da lode: tutta colpa del presidente di commissione, pugliese secolare trapiantato a Roma con loft a San Lorenzo, che per motivi campanilistici non ha apprezzato la sua tesi sul rapporto tra i palazzi abusivi di Roma Est e gli onnipresenti studenti fuorisede calabresi».

Per poter rimettersi in pista, però, c’è bisogno di trovare una cantante, ed è a questo punto che arriva Letizia. Bella, dal talento vocale straordinario, Letizia è però una ragazza enigmatica e sfuggente. È come se cercasse di guadagnare nobiltà dalla sofferenza. Un dolore inespresso fermenta nella sua interiorità.

Per i personaggi di Come una canzone la vita è quasi sempre una recita faticosa, dolorosa, piena di tensioni, qualcosa di duro e irrisolto, come un’impossibilità di avere tregua. Ci si sfinisce per sfide endogene che iniziano e terminano dentro di loro, nel tentativo di inseguire sogni spesso slegati da modelli esistenti.

Le relazioni sono rarefatte e inquinate come l’aria che respiriamo. Ci sono immersi ma non la vedono finché questa non diventa irrespirabile.

L’autore sembra aver scritto il romanzo per cercare di fare chiarezza su di sé, andando al cuore della sua desolata concezione dell’esistenza. Emerge così la sua parte più intima e vera, nei suoi tentennamenti, nel suo corteggiare la rappresentazione del fallimento (affettivo e lavorativo) nella ricerca della completezza, nel suo cercare di afferrare una qualche certezza, nel suo tentativo di portare avanti la vita giorno per giorno. Perché la vera sfida è il quotidiano: combattere la noia e la routine con qualcosa che ci fa stare bene, come una canzone.

Il libro riluce come quei libri che sanno parlare ai suoi personaggi e ai suoi lettori. La scrittura di Giachi non ha bisogno di colpi di scena per arrivare a un epilogo commovente.

 

(Luca Giachi, Come una canzone, Hacca, 2016, pp. 160, euro 14)
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LA CRITICA

Questo malessere reale per un destino idiosincratico e insieme comune e il fatto che nessuno riesce a diventare ciò che vorrebbe danno a Come una canzone di Luca Giachi un magnetismo speciale ed empatico.

VOTO

7,5/10

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