Un Icaro contemporaneo

“Un’invincibile estate”, romanzo d’esordio di Filippo Nicosia

di / 15 marzo 2018

Copertina di Un’invincibile estate

Un’invincibile estate del messinese Filippo Nicosia (Giunti, 2017) è un romanzo di formazione, una lunga elaborazione del lutto per un padre amato e odiato ma anche un inesausto corpo a corpo con se stesso e il suo passato.

Il romanzo si sviluppa seguendo una rotta interiore in cui è necessario cambiare per sopravvivere, se non addirittura partire: «Mi chiedevo se non fosse autolesionismo svegliarsi tutte le mattine e avere davanti sempre quella terra così vicina, più grande e carica di possibilità. Che poi, quando non sei davanti al mare, neppure ci pensi, neppure ti viene in mente che pure a nuoto ci puoi arrivare di là: altro che ponte sullo Stretto. Ci vorrebbero corsi di nuoto, ci vorrebbe che tutti imparassero a nuotare per più di tre chilometri così che in ogni momento, come aveva fatto Lillo, potessero prendere e andare dall’altra parte, senza ponte e senza aspettare il traghetto».

A parlare è Diego, il protagonista e voce narrante, che dopo la morte del padre, trovato riverso con la faccia in un piatto di spaghetti in piena notte, mentre rincasava dal suo lavoro di aiuto cuoco in un ristorante, vive un momento di massima crisi, di instabilità, preda di sentimenti contrastanti circa il presente e il futuro.

A suo modo anche il voler diventare uno chef è un’idea estrema perché nata in un momento di disperazione e violenza. Il giorno in cui il padre scopre il talento di Diego nel cucinare, ubriaco, lo picchia selvaggiamente per l’ultima volta. Ma le idee pazze, spesso, appaiono come l’unica risorsa a disposizione per salvarsi. Ed è la disperazione piuttosto che la serenità d’animo a spingere una persona a uscire dalla rassegnazione e dalla monotonia quotidiana.

È proprio allora che i confini isolani si fanno sempre più stretti anche se Messina rimane, sempre e comunque per tutta la narrazione, il principio vitale e centro animatore, ciò che dà al racconto ritmo e senso: «Messina contiene l’isola, pensai. Messina è una parte dell’isola ma allo stesso tempo è come la contenesse tutta. Solo qui hai la sensazione di solitudine e di distacco. Qui c’è il segno del coltello, la ferita».

Avviene tutto nel breve volgere di un’estate, quella del 2012. È proprio nel periodo più spensierato e scanzonato dell’anno che Diego sperimenta morte, amore, sesso, rancore e coraggio. Alla sua maturazione collaborano tutti i comprimari che gli ruotano intorno, Ester, Martina, Lillo, più l’ombra di un parente che porta nel nome un segreto inconfessato che il papà si è portato nella tomba. Si tratta del fratello maggiore Giovanni. E se Diego non si è chiamato così, pur essendo nato in un giorno e un anno nefasto per l’Italia, quello della strage di Capaci, è stato proprio per la sua esistenza.

Giovanni si palesa e irrompe nella vita di Diego nel giorno del funerale paterno reclamando la sua parte di eredità. Essendo stato allontanato in un collegio a Roma, Diego non sa nulla di suo fratello a parte le dicerie su una sua presunta omosessualità e prova risentimento verso di lui per essere stato respinto quando di nascosto era andato a cercarlo nella capitale. Più che la roba (di fatto la sola casa paterna), Diego contesta al fratello un rapporto mai nato, i ricordi negati dell’infanzia e adolescenza, la condivisione di scoperte e attese.

È una vicenda che l’autore non chiarisce mai del tutto. Eppure l’incontro con Giovanni gli fa capire quello che non vuole essere: non vuole essere violento come il padre né egocentrico come il fratello. Sembra che nulla cambi, eppure qualcosa si muove anche nel corso di una sola breve estate.

 

(Filippo Nicosia, Un’invincibile estate, Giunti, 2017, pp. 224, euro 15)

 

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LA CRITICA

In Un’invincibile estate un Icaro contemporaneo tenta di spiccare il volo, il cui esito si può solo intuire perché il viaggio della vita non finisce mai.

VOTO

7/10

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