Educazione parallela

"Kramp" di María José Ferrada

di / 13 aprile 2018

A M ogni anno viene insegnato qualcosa dai suoi genitori: a un anno scopre che esiste il giorno e la notte e che «tutto ciò che accade in una vita rientra in una di queste due categorie»; a due anni impara a guardare dalla finestra, rassicurata che anche se nella vita avrebbe perso molte cose, il mondo sarebbe comunque rimasto lì fuori; al terzo anno viene a sapere dell’esistenza delle persone, che possono essere estive e invernali, senza mai capire cosa questo significhi; soprattutto, a quattro anni vede le lucciole e decide che quello sarebbe stato l’unico ricordo inclassificabile: «le lucciole che scintillavano senza sosta». Con queste premesse, Kramp di María José Ferrada (Edicola Ediciones, 2018) si sviluppa come breve romanzo di formazione di una ragazzina cilena, che cresce a ogni pagina e a ogni pagina, in modo confuso e anticonvenzionale, impara qualcosa di strano in più sul mondo che attraversa e su di sé.

La sua educazione si costruisce tra i motel, i caffè e i negozi di ferramenta, posti in cui accompagna il padre, rappresentante dei prodotti Kramp, con il quale cresce in parallelo un rapporto irresponsabile e forte. I suoi insegnanti sono i commessi viaggiatori con le ventiquattrore e le scarpe lucide, le loro storie surreali e di passaggio; la sua scuola diventano gli oggetti, unico appiglio tangibile e sicuro in un piccolo mondo in cui sembrano svanire in molti: la propria madre, i desaparecidos senza identità.

Ogni personaggio di Kramp è solo un’iniziale, una sorta di protezione dal parte dell’autrice nei confronti dei propri protagonisti, che tuttavia nasconde un ventaglio di personalità, ossessioni e originalità che una sola lettera fatica a contenere. Insieme creano una storia di personaggi senza nome in cui a prevalere sono la nostalgia che comporta il vivere in un luogo e contemporaneamente sul pianeta del passato, l’illusione di poter catturare i fantasmi attraverso la fugacità della fotografia, l’incoscienza quotidiana che diventa normalità.

María José Ferrada – giornalista e poetessa cilena, autrice di libri per bambini pubblicati in Sudamerica, Spagna, Giappone e Italia (Il segreto delle cose, Topipittori 2017) – supera il confine della rigida classificazione tra storie per ragazzi e storie per adulti e ne racconta una che è allo stesso tempo reale e immaginifica, in cui su uno sfondo silenzioso di repressioni, ingiustizie e sparizioni, splende contrastante l’innocenza della fantasia e la poetica di una mente giovane che cerca di capire il senso delle cose semplicemente con quello a cui ha accesso e con una fiducia senza ombre.

«Mi ricordo che durante un campeggio uscimmo a guardare le stelle e, usando la Croce del Sud come punto di riferimento, spiegai ai miei compagni che quelle che scintillavano in lontananza non erano stelle, ma bullette da mezzo pollice con cui il Grande Falegname aveva appeso tutto in cielo.

Noi inclusi.

Quel che voglio dire è che ognuno cerca di spiegarsi il meccanismo delle cose con ciò che ha sottomano. Io, a sette anni, avevo allungato la mia e avevo trovato il catalogo dei prodotti Kramp».

 

(María José Ferrada, Kramp, trad. Marta Rota Núñez, Edicola Ediciones, pp. 128, euro 12,00)
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LA CRITICA

Personaggi senza nome, storie di passaggio, oggetti che rispondono e una bambina che impara a crescere a modo suo.

VOTO

7/10

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“effe – Periodico di altra narratività” numero otto

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