Ricostruire la perduta coerenza del mondo

“La differenziazione dell’umido e altre storie politiche” di Giovanni Nucci

di / 3 dicembre 2018

Dedicata a lettori raffinati e attenti è la collana Piccola biblioteca di letteratura inutile della casa editrice Italo Svevo: libri dal formato snello molto curati nella veste grafica, copertina in brossura, pagine intonse da aprire col tagliacarte, carta di pregio e la contenuta eleganza del carattere New Baskerville. Nelle sue pagine avorio trovano spazio testi letterari ma non propriamente narrativi (pamphlet, divertissement, brevi scritti morali, reportage, ecc.) che, per l’originalità intrinseca alla loro natura, difficilmente riscuotono fiducia da parte del riottoso e pragmatico mondo editoriale. L’ultimo nato della raccolta è l’anticonvenzionale La differenziazione dell’umido e altre storie politiche di Giovanni Nucci (2018), un volumetto di appena 88 pagine ma dalla lettura stratiforme, che si moltiplica inaspettatamente come in un gioco di scatole cinesi.

Principalmente opportunità di riflessione sulla nostra realtà politica, quella di un presente confuso in cui sono andate perdute coesione e punti fermi – «tutto a pezzi, ogni coerenza scomparsa così come ogni giusto sostegno, o relazione» canta la lirica di John Donne nell’incipit – La differenziazione offre al contempo spunto a uno sguardo sulla letteratura e, attraverso entrambe, sul rapporto tra potere e coscienza, res publica e poesia. Tutto parte dal discorso da pronunciare al Senato scritto con acuta ironia dal poeta Goffredo Mainardi, senatore a vita, che paragona il Giulio Cesare di Shakespeare alla nostra tragicomica situazione odierna, per arrivare zigzagando, attraverso le lettere e i frammenti, gli appunti e le divagazioni che formano l’agile corpo del testo, all’imprevedibile nesso con il problema della differenziazione dell’umido. Perché purtroppo, come ci dice con cruda amarezza l’anglista Pietro Barrese, l’unica forma possibile di consapevolezza politica ormai rimastaci è proprio questa.

Visione forse pessimista e certamente bizzarra, tuttavia reale: tutto ciò che possiamo fare oggi è guardare alla nostra spazzatura, occuparci di problemi contingenti, quotidiani, triviali, incapaci come siamo di un più ampio sguardo dal ponte, lontani mille miglia tanto dalla grandezza nobile e ideale di un Bruto che da quella profondamente consapevole di un Cesare. Eppure, ci avverte Nucci, «in questi tempi così fuori sesto, quel discernimento che vorremmo mettere nell’organizzazione dei nostri rifiuti, quindi dei nostri consumi, delle scelte che facciamo, di come vogliamo gestire le nostre risorse e il nostro potere, prima ancora che pratico dovrebbe essere un discernimento morale».

In questo senso, per quanto temerario, la differenziata può aiutarci a ricostruire la perduta coerenza del mondo, svanita nella notte dei tempi insieme alla risposta alla domanda di Bruto nel suo monologo in giardino, la sera prima di uccidere Cesare: quanto deve spingersi in là la democrazia, per preservare se stessa? Interrogativo morale ormai desueto, in un contesto sociale e politico per cui, perseguendo immediati fini utilitaristici, la scelta è semmai tra agire o non agire – a seconda del comodo del momento – mai però ragionando in una prospettiva di conseguenze e responsabilità più alte e future. Magari avessimo un Bruto, oggi, capace con la sua coscienza senza tornaconto di resuscitare e accrescere la nostra determinazione politica, oppure un vero tiranno, un Cesare – non i suoi scialbi imitatori – che con la sua forza e il suo coraggio ci tirasse fuori dalla palude di settant’anni di malgoverno e progressivo declino occidentale.

Chissà però se la corda gettataci all’ultimo momento per sollevarci dal pantano, imprevedibilmente, non sia proprio la nostra schiavitù quotidiana, il problema dell’immondizia: un’incombenza personale, al di qua dell’uscio di casa, eppure che riguarda tutti e costringe ciascuno di noi a fare i conti con il senso collettivo della propria responsabilità condivisa.

E chissà se tutto questo non rinasca soprattutto grazie alle donne, ipotizza ancora Nucci, le uniche che, al contrario dei maschi, si occupano della differenziazione con piena consapevolezza politica.

Sono loro infatti – come Calpurnia, la moglie di Cesare, che avendo sognato oscuri presagi tenta inutilmente di persuaderlo a non recarsi al Foro – le sole ad aver conservato, attraverso l’attenzione al piano domestico e pratico, il meno possibile astratto, quello sguardo intuitivo e lungimirante capace di collegare organizzazione e fantasia, concretezza e visionarietà: «il problema degli economisti e dei politici, oggi, è, nel non saper più riconoscere il piano poetico della realtà… dovrebbero imparare dalle casalinghe, che pur governando l’economia ne sanno estrapolare grande poesia». Un invito, dunque, a sognare come Calpurnia ma anche all’interrogarsi come Bruto, al guardare avanti, alzare lo sguardo, cercando una prospettiva – politica e poetica insieme – in grado di restituirci la forza di non delegare ad altri la nostra rettitudine.

(Giovanni Nucci, La differenziazione dell’umido e altre storie politiche, Italo Svevo, 2018, pp. 80, € 12.50)
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LA CRITICA

Originale divertissement politico sul recupero di una dimensione visionaria e poetica a partire dalla gestione del quotidiano.

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8/10

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